Pensioni, la decisione dell’INPS che farà infuriare molti

Nel quadro ancora confuso della riforma delle pensioni, l’Inps avanza una proposta che farà infuriare molti. Vediamo di cosa si tratta.

Governo e sindacati ancora intorno ai tavoli per decidere i passi da fare sul fronte delle pensioni. In questo contesto già troppo confuso, anche l’Inps vuole dire la sua e avanza una proposta che sembra quasi assurda. In questo articolo vi spieghiamo tutto nei dettagli.

Decisione dell'Inps sulle pensioni
La decisione dell’Inps farà infuriare molti – Pontilenews.it

Il Governo di Giorgia Meloni non è ancora arrivato al dunque per quanto riguarda le pensioni. Ciò che ormai è chiaro a tutti è che una riforma strutturale, per il momento, non si può fare perché mancano le risorse finanziarie. L’Esecutivo, per il 2024, potrà destinare alle pensioni non più di 2 miliardi di euro: troppo pochi per estendere a tutti i lavoratori Quota 41, come vorrebbe la Lega di Matteo Salvini.

Tuttavia qualche passo bisogna pur farlo per scongiurare il rischio di un ritorno alla legge Fornero per tutti. In tal senso l’ipotesi più probabile è una riconferma di Quota 103, di Ape sociale e di Opzione donna per tutto il 2024. Si discute, inoltre, della possibilità di introdurre la pensione anticipata part time come in Svezia e in Norvegia. Ma l’Inps non ci sta: troppe uscite anticipate sarebbero un’emorragia per le casse dell’istituto di previdenza sociale. Ecco allora che avanza una proposta che farà infuriare molti.

Pensioni: ecco la proposta dell’Inps

L’istituto di previdenza sociale, negli ultimi giorni, ha analizzato la platea dei beneficiari delle pensioni in Italia e sulla base di dati statistici ha avanzato una proposta decisamente strana e che farà infuriare molti.

Pensioni più basse a chi vive di più
L’Inps vuole dare pensioni più basse – Pontilenews.it

L’Inps parla chiaro: non è giusto dare la stessa pensione a tutti. Chi vive più a lungo deve avere un assegno più basso. Uno scherzo? No, l’Inps sostiene sia una questione di equità. In base ad un recente studio, chi guadagna di meno ha un’aspettativa di vita più bassa. Nello specifico è stato evidenziato che, in media, un operaio vive 5 anni in meno di un dirigente. Di conseguenza beneficerà della pensione per cinque anni in meno.

Che fare per rimediare a questa ingiustizia? Secondo l’Inps bisogna applicare coefficienti di trasformazione diversi non solo in base all’età ma anche in base alla categoria lavorativa. Con il sistema di calcolo contributivo puro, per calcolare l’importo della pensione bisogna moltiplicare la somma di tutti i contributi versati per un coefficiente di trasformazione che aumenta con l’aumentare dell’età di uscita dal lavoro.

Questo coefficiente però è lo stesso per tutte le categorie lavorative. Secondo l’Inps, invece, chi svolge un lavoro per il quale l’aspettativa di vita è più alta – come appunto i dirigenti- dovrebbe avere un coefficiente di trasformazione più basso di chi svolge un lavoro per il quale l’aspettativa di vita è più bassa. In parole povere: chi vive di più dovrà avere una pensione più bassa.

 

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