Scoperta la causa del Parkinson: i sintomi da non sottovalutare per una tempestiva diagnosi

Un nuovo studio ha portato alla scoperta di potenziali indicatori molecolari per i sintomi del Parkinson. Ecco tutti i dettagli.  

I tremori alle mani e i movimenti rallentati sono due dei tratti distintivi più ampiamente riconosciuti della malattia di Parkinson e per molti pazienti il primo segnale che qualcosa non va. Ma nel momento in cui questi sintomi si manifestano, quei pazienti hanno già perso il 50-80% dei loro neuroni dopaminergici, una moria che porta alla malattia neurodegenerativa.

I malfunzionamenti nelle aree del cervello dipendenti dalla dopamina sono responsabili di molti dei sintomi, che però differiscono da persona a persona in modo imprevedibile.

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Le scoperte degli scienziati della Rockefeller University aprono nuove strade per una tempestiva previsione degli sviluppi del Parkinson e il trattamento della malattia. (Pontilenews.it)

Quando la malattia viene identificata, la sua traiettoria è spesso rapida e grave, ma i medici non hanno strumenti per prevederne il decorso. Ora le scoperte degli scienziati della Rockefeller University aprono nuove strade per una tempestiva previsione degli sviluppi del Parkinson e il trattamento della malattia.

In uno studio pubblicato su Nature Communications, hanno documentato cambiamenti dell’RNA sia nel sangue dei pazienti di Parkinson in vita che nel cervello dei pazienti di Parkinson deceduti e hanno identificato che ci sono molte variazioni sovrapposte. Tali cambiamenti sono stati poi associati a molti dei sintomi clinici della malattia. Vediamo tutte le implicazioni.

Un passo avanti nella ricerca sul Parkinson

La capacità di rilevare cambiamenti molecolari nel sangue che rispecchiano cambiamenti nel cervello potrebbe essere utilizzata per sviluppare biomarcatori in grado di prevedere la traiettoria della malattia, consentendo ai medici di adattare il trattamento allo stadio e ai sintomi, dice il dott. Krithi Irmady, primo autore dello studio, specialista di disturbi del movimento che opera nel Laboratorio di Neuro-oncologia Molecolare diretto da Robert B. Darnell. “Pensiamo anche che i percorsi molecolari che abbiamo identificato abbiano un grande potenziale per la manipolazione farmacologica”, dice.

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Gli scienziati hanno notato una marcata differenza tra il cervello delle persone a cui era stato diagnosticato il Parkinson prima dei 55 anni e quelli a cui era stato diagnosticato dopo. (Pontilenews.it)

I ricercatori hanno sequenziato l’RNA di 35 persone decedute con il morbo di Parkinson mettendo i dati a confronto con 40 cervelli di soggetti neurologicamente sani per il controllo. Hanno anche approfondito le storie cliniche di coloro che avevano avuto il Parkinson per capire quali fossero sintomi e a che età fossero stati diagnosticati. E per la prima volta sono riusciti a collegare modelli molecolari diversi con i sintomi del paziente.

“I pazienti con demenza avevano particolari modelli molecolari”, dice Irmady. Compresi i meccanismi di segnalazione relativi all’espressione genica e agli indicatori di stress cellulare. Nei pazienti con movimenti a scatti involontari, le cellule che formano il rivestimento dei vasi sanguigni subiscono particolari cambiamenti molecolari di autodistruzione e permeabilità vascolare, causando una sorta di “perdita”.

Sono poi stati rilevati cambiamenti nella crescita delle cellule che formano una sorta di guaina protettiva attorno ai nervi cerebrali, e altri processi che denotano l’invecchiamento accelerato delle cellule.

La speranza per il futuro

Gli scienziati hanno notato anche una marcata differenza tra il cervello delle persone a cui era stato diagnosticato il Parkinson prima dei 55 anni e quelli a cui era stato diagnosticato dopo. “I pazienti più giovani avevano cambiamenti molto modesti di RNA, mentre quelli più anziani presentavano migliaia di geni trasformati”, spiega Irmady. I risultati, conclude, “forniscono una convalida molecolare di ciò che sapevamo clinicamente: questi pazienti sono diversi.

Ora sappiamo che anche i loro cervelli hanno un aspetto diverso”. Restano ancora molti aspetti da chiarire, ma ci sono grandi speranze di poter prevedere, in un futuro non troppo lontano, il decorso della malattia e nuove vie di cura. “Penso che i nostri risultati genereranno entusiasmo per la promessa di studi incentrati sul sangue per il morbo di Parkinson”.

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