Pensioni: cambia tutto e probabilmente salta Opzione Donna | Stangata

In arrivo cambiamenti importanti per quanto riguarda le pensioni. La prima misura a saltare potrebbe essere Opzione donna.

Finite le vacanze si torna a parlare di pensioni a Palazzo Chigi. I nodi da sciogliere sono tanti e Opzione donna potrebbe non essere riconfermata. Vediamo insieme cosa cambierà nel dettaglio.

Riforma delle pensioni
Opzione donna potrebbe saltare – Pontilenews.it

Le pensioni sono il tema caldo del momento e sono al centro dei primi incontri che si terranno a Palazzo Chigi subito dopo le vacanze. L’ipotesi di un ritorno alla legge Fornero per tutti è da scongiurare ma bisogna anche fare i conti con risorse finanziarie troppo esigue per mettere in atto una riforma previdenziale strutturale. Come ha anticipato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti qualche giorno fa, tutto non si può fare. Si dovrà, quindi, procedere a piccoli passi cercando di agevolare le uscite anticipate ma senza mandare in affanno le casse dello Stato.

Pensioni: ecco cosa cambierà

Il Governo, subito dopo le vacanze, tornerà a riunirsi con i sindacati per discutere di pensioni. Ci sarà da decidere quali misure di prepensionamento rinnovare anche per il 2024 e quali cancellare. Per il momento la misura più a rischio sembra essere Opzione donna.

Pensioni, cosa cambierà
Pensioni anticipate a rischio – Pontilenews.it

Opzione donna fu introdotta nel 2004 dal secondo Governo guidato da Silvio Berlusconi. È sempre stata rinnovata di anno in anno senza mai diventare una forma di prepensionamento strutturale. In poco meno di vent’anni, Opzione donna ha permesso a 170.000 lavoratrici di smettere di lavorare con un anticipo di anche 9 anni rispetto a quanto stabilito dalla legge Fornero.

Infatti fino al 2022 Opzione donna consentiva il pensionamento, a tutte le categorie di lavoratrici – dipendenti e autonome – a soli 58 anni e con 35 di contributi. Il Governo Meloni ha riconfermato la misura anche per il 2023 ma con molte limitazioni. In primis l’età pensionabile è stata alzata da 58 anni a 60 – 59 per le lavoratrici con un figlio, 58 per le lavoratrici con due o più figli – e la platea delle beneficiare è stata enormemente ristretta. Infatti ad oggi possono accedere alla pensione con Opzione donna solo le seguenti categorie:

  • caregiver;
  • lavoratrici con una disabilità pari o superiore al 74%;
  • dipendenti di aziende in crisi.

Cosa si potrebbe decidere di fare

Va da sé che il numero delle richieste di prepensionamento con Opzione donna nell’ultimo anno sia molto calato. Per questa ragione il premier Giorgia Meloni potrebbe decidere di non rinnovare questa misura per il 2024. Si ipotizza, invece, di ampliare la platea dei possibili beneficiari di Ape sociale andando ad allungare la lista delle mansioni gravose e usuranti. Ape sociale consente di andare in pensione a soli 63 anni con un requisito contributivo che può essere di 30, 32 oppure 36 anni a seconda della categoria lavorativa.

Non si tratta di una vera e propria pensione ma di una “misura ponte” che accompagna il lavoratore dai 63 anni fino ai 67, quando poi potrà ricevere la sua pensione di vecchiaia ordinaria. Ape sociale, infatti, non prevede né la tredicesima né la quattordicesima e non è soggetta alla rivalutazione annuale delle pensioni. Inoltre comporta un grosso svantaggio: l’assegno previdenziale non può mai superare i 1500 euro al mese.

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