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CRONACA

 

11-12-2015

Foggia: rifugiati musulmani realizzano presepi, è il simbolo dell'integrazione

Presepi composti da carta riciclata e pasta, un'iniziativa in risposta alle recenti polemiche sul crocifisso e sulle feste natalizie nelle scuole


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Foggia. Presepi fatti di pasta e carta riciclata: un simbolo di integrazione con il quale dei rifugiati politici musulmani e induisti hanno voluto dimostrare “attenzione per la cultura locale”. Accade nel comune di Candela, lo scorso 9 dicembre, un’iniziativa sostenuta dal sindaco Nicola Gatta e dall’intera comunità. Lo scopo del progetto oltre a quello di rappresentare un simbolo d’integrazione è la memoria delle vittime di Parigi «L’unità con gli amici cristiani è sancita dal Corano e dedichiamo questo lavoro alle vittime di Parigi» sono queste le parole dei migranti del progetto Sprar, il Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati, che hanno realizzato i presepi destinati al mercatino natalizio organizzato dal comune dei Monti Dauni. Un’iniziativa che sembra porgere una risposta alle recenti polemiche animate nel comune di Rozzano, dove un dirigente scolastico sostenitore della laicità della scuola si era opposto all’insegnamento di canti religiosi nella programmazione musicale della scuola. La motivazione? Non sfavorire in alcun modo il processo di integrazione degli studenti non cristiani.

 

Discussioni sulla rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche, sull’insegnamento di canti natalizi, sul presepio: sono queste le problematiche che animano lo spirito di alcune mamme e papà e di politici come Matteo Salvini che cavalcando l’onda della polemica ha portato in dono alla scuola di Rozzano un presepio. E intanto una frase che circola su un social network ci strappa un sorriso un po’ malinconico «Polemica sul presepe. Comunque finora nelle scuole si sono staccati più soffitti che crocifissi». Afferma uno dei partecipanti all’iniziativa del comune di Candela in un’intervista apparsa su Il Fatto Quotidiano «Noi rispettiamo la fede e la cultura di chi ci ospita. Non abbiamo nessuna difficoltà a confrontarci con gli amici cristiani, questa unità è sancita dal Corano e non è giusto strumentalizzare il crocefisso nei locali pubblici o le feste natalizie nelle scuole, facendo ricadere le colpe su noi musulmani». In quest’ottica i simboli religiosi quali il presepio o il crocifisso non staranno perdendo il loro vero e intrinseco valore? Sembra come se in essi dimorasse uno spirito patriottico e di identificazione come può essere quello rappresentato dalla bandiera di un paese, e la storia di Gesù nato in una capanna e morto su un crocifisso passa in secondo piano.

 

Qualcuno sembra avere paura di una “contaminazione” delle proprie tradizioni e della cultura alla quale appartiene. Ma siamo veramente sicuri che quest’ultima non sia il frutto di un vicendevole scambio tra realtà differenti? Forse solo il rapporto con l’alterità culturale, con ciò che è diverso, è l’unico modo per la realizzazione del processo di costruzione della propria identità. La diversità invece è sempre più considerata qualcosa da cui prendere le dovute distanze. Di iniziative come quelle del comune di Candela non se ne parla molto, nemmeno nei talkshow che al contrario hanno preso “a cuore” i fatti di Rozzano e forse se si desse la giusta visibilità ad iniziative simili, non dovremmo assistere alla scalata di Marine Le Pen in Francia, e nemmeno ascoltare i discorsi di Donald Trump negli Stati Uniti.

 

 

di Giulia Morici
 





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