Palermo, traffico di migranti: arrestati tre uomini che gestivano il racket 'Noi siamo dei business man' così si definivano gli uomini: uno di loro è accusato del naufragio del 9 febbraio - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

22-12-2015

Palermo, traffico di migranti: arrestati tre uomini che gestivano il racket

'Noi siamo dei business man' così si definivano gli uomini: uno di loro è accusato del naufragio del 9 febbraio


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Palermo. Tre uomini arrestati dalla Polizia di Stato e uno ancora latitante. L’accusa? Sono coinvolti nel racket che controllava il traffico di migranti nella tratta tra la Libia e la Sicilia. «Nessuno sale sui gommoni se non abbiamo i nostri dinari. Noi siamo dei business man» sono queste le parole dei trafficanti che trapelano dalle intercettazioni telefoniche. I tre uomini dovranno ora rispondere dell’accusa di associazione a delinquere avente come scopo il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il tutto aggravato dalla transnazionalità del reato poiché vede il coinvolgimento di due stati. Nelle indagini compaiono anche altri dieci indagati che presumibilmente si trovano in territorio libico.

 

Come sono scattate le indagini che hanno portato all’arresto degli uomini? Un telefono satellitare rinvenuto su un gommone ha consentito agli inquirenti di procedere all’analisi di molti numeri telefonici e pervenire dunque ai responsabili del racket. Un indagato risulta essere coinvolto nel tragico naufragio del 9 febbraio scorso che costò la vita a ben trecento persone. In quell’occasione se ne salvarono solo settantasette e vennero recuperati solo ventinove corpi mentre gli altri si dispersero in mare. Dai racconti di un testimone quel giorno molti migranti si opposero alla partenza poiché il tempo non era favorevole al viaggio, ma furono le minacce degli scafisti a costringerli a salire sui gommoni e a spingersi a largo abbandonando così la propria terra.

 

Un team internazionale di dieci giornalisti mediante l’ausilio degli strumenti del data journalism, il giornalismo di precisione, ha condotto un’inchiesta esaminando i Migrant Files ovvero una banca dati sul fenomeno della migrazione. I risultati dell’indagine affermano che la tratta del Mediterraneo che collega l’Africa all’Italia sia una tra le più pericolose: tra il 2000 e il 2013 hanno infatti perso la vita 6.400 persone, un numero che sale a 8.000 se consideriamo anche l’intero Canale di Sicilia. «Nessuno lascia la casa a meno che la casa non sia la bocca di uno squalo» scrive la poetessa Warsan Shire, ma tutti avrebbero il diritto di trovare un paese che li accolga, la pace fuggendo dalla guerra e il rispetto, ma non una tomba nel mare

di Giulia Morici
 





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