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POLITICA

 

01-04-2016

Un’intercettazione mette nei guai il governo, si dimette il ministro Guidi

Il compagno è indagato, Federica Guidi potrebbe aver favorito le sue aziende


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Sono bastate poche ore per convincere il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi dell’opportunità di rassegnare le proprie dimissioni. L’intercettazione che la vede protagonista getta un’ombra sulla sua attività politica. Il suo compagno, l’imprenditore Gianluca Gemelli, risulta indagato dalla Procura di Potenza nell’ambito di un’inchiesta sul traffico e sullo smaltimento illecito dei rifiuti. La vicenda giudiziaria è salita però alla ribalta della cronaca politica perché nella conversazione intercettata dagli inquirenti, il ministro Guidi sembra tranquillizzare il compagno sul destino di un emendamento chiave per le sue attività.

 

«Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se... è d’accordo anche Maria Elena... quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte. Alle quattro di notte... Rimetterlo dentro alla legge... con l’emendamento alla legge di stabilità e a questo punto se riusciamo a sbloccare anche Tempa Rossa... ehm... dall’altra parte si muove tutto!», dice al telefono Guidi. L’emendamento a cui si riferisce è quello inserito nella bozza definitiva della Legge di stabilità del 2015, dopo che lo stesso era saltato nella versione finale del decreto Sblocca Italia. La norma approvata è di vitale importanza per gli interessi di Gemelli – indagato per traffico di influenze – perché elimina di fatto ogni ostacolo all’operazione Tempa Rossa, gestita dalla Total. Tempa Rossa è un giacimento di petrolio scoperto nel cuore della Basilicata nel 1989.

 

Dopo aver ricevuto rassicurazioni dalla compagna, Gemelli telefona immediatamente al suo contatto all’interno di Total, comunicandogli la buona notizia. Gemelli si premura di spiegare al rappresentante dell’azienda petrolifera che l’emendamento passerà sicuramente, anche perché, dice, «la Boschi ha accettato di inserirlo». Nella nota consegnata alle agenzie, il ministro Guidi si rivolge al presidente del Consiglio Renzi e difende la propria buona fede, considerando però allo stesso tempo necessarie le dimissioni: «Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni dall’incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso paese».

di Andrea Piccoli
 





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