Uccisa nella metro di Roma, il suo occhio trafitto da un ombrello: Doina Matei in semilibertà Era il 2007 quando nella stazione Termini si consumò l'omicidio di Vanessa Russo - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

12-04-2016

Uccisa nella metro di Roma, il suo occhio trafitto da un ombrello: Doina Matei in semilibertà

Era il 2007 quando nella stazione Termini si consumò l'omicidio di Vanessa Russo


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Nove anni fa moriva Vanessa Russo, una ragazza di soli ventitré anni: un ombrello trafisse il suo occhio nella stazione Termini di Roma. Quel colpo violento, che le causò la rottura di un’arteria cerebrale, fu sferrato da Doina Matei, una ragazza rumena che, quel giorno nella metro di Roma per futili motivi (forse uno spintone tra la folla), discusse con Vanessa Russo, decretando con il colpo fatale un tragico epilogo di quella banale lite: l’omicidio di Vanessa Russo. Oggi, Doina Matei è in semilibertà, delle foto la ritraggono mentre il giorno si reca a Venezia, prestando servizio in una cooperativa, per poi far rientro in carcere nelle ore serali.  

 

La condanna che pende sulla donna, sin dal 2007, è di omicidio preterintenzionale e sedici anni di carcere. Doina Matei, nel giorno in cui sferrò il colpo con l’ombrello, aveva solo ventuno anni e non era sola, bensì in compagnia della sua amica, entrambe, dopo che Vanessa cadde a terra, si dileguarono nella stazione della metro di Roma. La ragazza, il cui occhio fu trafitto e l’arteria cerebrale squarciata, morì dopo aver trascorso un giorno in stato di coma.

 

Doina Matei ha cominciato il reinserimento nella società, e da quanto si apprende, la donna avrebbe creato anche un profilo Facebook, dove sarebbero state inserite delle foto che la ritraggono sorridente in varie circostanze. La donna che ha sferrato il colpo nella metro di Roma, arrestata pochi giorni dopo l’omicidio della ventitreenne, in questi anni ha sempre sostenuto che dietro quel gesto non c’è stata l’intenzione di uccidere Vanessa Russo, tanto che ha manifestato la volontà di recarsi sulla tomba della ragazza, non appena tornerà “nel mondo”. Il legale di Doina sostiene che la pena scontata dalla sua assistita sia stata portata a “livelli accettabili e proporzionati”, citando il vissuto difficile che la donna si è lasciata alle sue spalle, e il diritto al nuovo inserimento nella società. 

di Giulia Morici
 





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