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CRONACA

 

28-05-2016

Strage di Brescia: la repressione nera della libertà

A distanza di 42 anni ricordiamo l'attentato terroristico di matrice fascista


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Un forte boato, poi il fumo e il silenzio irreale. Alle 10 e 12 del 28 maggio 1974, un ordigno, un chilogrammo di tritolo nascosto in un cestino per i rifiuti, esplose tra la folla in piazza della Loggia a Brescia, nel bel mezzo di una manifestazione antifascista indetta dai sindacati. Subito dopo gli striscioni caddero al suolo e gli operai si misero a correre e urlare tra le macerie: sei persone rimasero uccise sul colpo e altre due morirono in ospedale a causa delle ferite riportate. Gli stessi manifestanti prestarono i primi soccorsi dirigendosi sul luogo dell'esplosione per aiutare i feriti e per coprire con le loro bandiere i corpi dei compagni che non ce l'avevano fatta. La strage di Brescia causò 8 morti e 100 feriti. I poliziotti, accorsi sul posto ancor prima delle ambulanze, respinsero la folla in tenuta antisommossa, mentre l'Italia intera, dilaniata dagli anni di piombo, si spaccava a metà.

 

Con la strage di Bologna del 1980, la strage del treno Italicus del '74 e quella di piazza Fontana del '69, la strage di Brescia si colloca tra gli attentati terroristici più gravi del nostro paese e ci sono voluti 41 anni di indagini per individuarne i colpevoli: la prima sentenza risale al 1979, quando la Corte d'assise di Brescia condannò all'ergastolo Ermanno Buzzi e a dieci anni Angelino Papa, due esponenti dell'estrema destra bresciana. Buzzi verrà ucciso poco prima dell'inizio del processo d'appello, strangolato coi lacci delle scarpe nel super carcere di Novara, da altri due detenuti di estrema destra, i fondatori di “Ordine Nuovo” Mario Tuti e Pierluigi Concutelli, che motivarono il delitto additando Buzzi come un “pederasta confidente dei carabinieri”. Nel 1982, con la sentenza d'appello arrivò l'assoluzione, successivamente annullata in cassazione. Ebbe inizio un nuovo processo.

 

Nell'84, in seguito alle dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui anche Angelo Izzo, uno degli assassini del Circeo, entrarono in scena nuovi indagati: Cesare Ferri, il modello Alessandro Stepanoff e Sergio Latini. Nell'87 le assoluzioni furono confermate le assoluzioni e nell'89 i tre furono scagionati definitivamente. Nel '93 arrivò la terza inchiesta, il cui primo verdetto fu pronunciato solo nel 2010. La Corte d'assise di Brescia assolse tutti gli imputati: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino e Pino Rauti. La sentenza fu confermata in secondo grado nel 2012, ma nel 2014 la Cassazione dispose ulteriori indagini sulle posizioni di Maggi e Tramonte: i due furono condannati all'ergastolo. A distanza di 42 anni, sappiamo con certezza che l'esplosione in piazza della Loggia fu voluta dagli ordinovisti e ispirata dal medico veneziano Maggi, allora ispettore di “Ordine Nuovo” per il triveneto. A sostegno dei militanti dell'eversione nera, rami deviati dei servizi segreti. A favore della libertà di manifestare un'idea c'è la storia d'Italia.

 

 

 

 

 

di Simona Russo
 





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