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POLITICA

 

19-06-2016

Ballottaggio Roma, giornataccia: Raggi probabile indagata, dito puntato dall'una e dall'altra parte

La situazione è davvero confusa, ai seggi affluenza in calo e i pentastellati vacillano tra le proteste


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Domenica 19 giugno, a Roma una giornata elettorale uggiosa con schiarite a tratti, e politicamente brutta, di pessimo gusto, amara. Amara per quel quasi 50% dell’elettorato che si è reso attivo nella scorsa tornata, e che per il ballottaggio è in calo già dalle prime ore di questa mattina, faticosa nonostante il silenzio elettorale per i due schieramenti che si puntano il dito a vicenda, penosa per gli scrutatori che affrontano uno per uno i volti scuri che arrivano a votare. La bolla è scoppiata: la maggioranza dei romani ha espresso fiducia nella Raggi il 5 giugno, e alcuni, presumibilmente quelli che hanno letto i quotidiani in questi giorni, oggi hanno già dovuto cambiare idea. Vediamo le pietre dello scandalo e gli errori nei vari lanci di queste ore.


Avviso di garanzia probabilmente in arrivo per Virginia Raggi. Mentre i candidati tacciono (rispettano il silenzio elettorale da tenersi dal giorno prima delle elezioni, compresa la candidata pentastellata che ha risposto, sì, alle accuse dai suoi profili social, ma questo tipo di trasgressione non è ancora regolamentata dalla legge e pertanto non costituisce reato), la rete si scatena. Come sempre, verrebbe da dire: chi è in prima linea non appena si sente anche solo qualche primo accenno a uno scandalo eventuale e ancora remoto? La casalinga di Voghera, oggi armata di computer. E giù Virginia sì, Raggi no, Giachetti cambiamento vero, Bobo non ti crediamo, Pd associato a parole che qui per comodità menzioneremo come xxx, riassumendole tutte.


Se la giornata elettorale che si sta per concludere tra un’ora è una delle più pesanti, delle più sgradevoli mai viste, altrettanto si dice oggi in giro riguardo l’intera campagna elettorale. Fino all’ultimo colpo, ci facciamo tutti un’opinione sulla meschinità della fazione che non abbiamo scelto, e di lì non ci muoviamo: la solerzia di un mulo e le orecchie tappate. E tutti giù, tra il silenzio forzato dei partiti, a esibire foto di villone giachettiane che invece sono resort estivi della Sardegna, esposti contro la Raggi che sono “schizzi di fango”, spiegazioni della candidata, accuse alla Raggi di aver violato il silenzio elettorale (c’è da dire: se l’accusa, partita da uno scoop del Fatto Quotidinano, noto giornale che tutti consideravamo pentastellato ma che ha voluto dimostrare di non fare sconti a nessuno, arriva a cinque minuti dall’inizio del silenzio elettorale, magari una non può fare altro che rispondere a silenzio elettorale iniziato – cosa che comunque non deve esserle riuscita difficile, visto che nemmeno nel dibattito regolamentato a tempo in Campidoglio è riuscita mai a zittirsi sul limitare del lasso assegnatole, contando sempre sulla condiscendenza del candidato avversario e del moderatore Gianluca Semprini.


L’oggetto del contendere, mica tutti lo hanno afferrato. Per farla brevissima: Virginia Raggi, per una legge uscita nel 2013 (legge Severino), nei tre anni in cui era Consigliera Comunale avrebbe dovuto dichiarare (nell’apposito modulo ricevuto e da lei sempre compilato) se prestasse opera lavorativa per qualche pubblica amministrazione. Pare, secondo le accuse per le quali sarà probabilmente indagata in queste ore, che abbia dichiarato di no, e nello stesso dibattito di sere fa in Campidoglio aveva, infatti, omesso di dirlo, facendo riferimento a una unica prestazione di tipo legale avvenuta nel 2014 e pagata nel 2015, che andrebbe benissimo, mentre invece questa consulenza, che sarebbe avvenuta dopo un’altra del 2012 dietro compenso di 13mila euro totali, se i fatti fossero confermati sarebbe stata prestata alla Asl di Civitavecchia, e non a qualche cittadino privato. Cosa a quanto pare sempre taciuta, e poco importa alla legge quando sia stata emessa la fattura, che si riferirebbe a circa 1.800 euro ricevuti in acconto nel 2015 per il 2014: il reato che sarà eventualmente contestato non è di tipo fiscale, ossia non si riferisce ai milleottocento euro ricevuti, né agli 11mila probabilmente ancora da ricevere (ma quanto è lento lo Stato nel pagare?), ma piuttosto il fascicolo, se aperto, riguarderà il reato di “falso ideologico in atto pubblico”, e si profila anche, in questo particolare caso, la eventuale violazione della legge Severino del 2013.   

di Sandra Korshenrich
 





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