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ESTERI

 

21-07-2016

Strage Nizza, le salme di 4 italiani tornano in Italia

Intanto in Francia Libération fa scoppiare la polemica sulla sicurezza


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Ieri, 20 luglio, le salme dei quattro italiani lombardi che hanno perso la vita nell’attentato avvenuto a Nizza lo scorso 14 luglio sono rientrate in patria. Ad accogliere i feretri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il governatore della Lombardia Roberto Maroni e il sindaco di Milano Beppe Sala. Angelo D’Agostino, Gianna Muset, Mario Casati, Maria Grazia Ascoli: i nomi delle vittime, i primi coniugi di Voghera, i secondi di Milano, che hanno perso la vita nella strage di Nizza. Vincenzo Amendola, sottosegretario agli Esteri e Claudio Taffuri, capo dell’Unità di crisi della Farnesina, hanno accompagnato le salme nel loro ultimo viaggio diretto all’aeroporto di Malpensa. La salma di Carla Gaveglio si trova ancora a Nizza, dove sono presenti il marito e la figlia, anch’ella coinvolta nell’attentato, ma fortunatamente ancora viva.

 

I parenti delle vittime, alle quali il presidente Mattarella ha espresso il proprio cordoglio, hanno atteso i propri cari all’aeroporto. Bandiere a mezz’asta a Voghera, tre giorni di lutto cittadino accompagnati da quello indetto a Milano per il giorno dei funerali. Contemporaneamente a Nizza, a sei giorni dal tragico attentato, scatta la polemica. Dubbi, incertezze, domande alle quali ancora non è stato risposto. Mohamed Lahouaiej Bouhlel ha percorso due chilometri della Promenade des Anglais alla guida di un tir lanciato a 80 km/h, mietendo 84 vittime e ferendo decine di persone. La pesantissima accusa che sta facendo il giro d’Europa ha avuto luogo nelle pagine di Libération, importante quotidiano francese, che recitano: «Il governo di Parigi ha mentito».

 

Libération afferma, citando «una fonte di polizia che ha potuto visionare le immagini della videosorveglianza», che al momento della folle corsa intrapresa dall’attentatore fosse presente una sola auto della polizia municipale di Nizza sulla Promenade pedonalizzata. Già diversi testimoni oculari, anche italiani, avevano parlato di un numero poco nutrito di forze dell’ordine al momento dell’attentato e di un’organizzazione della serata, ad avviso di chi c’era, poco preparata per la situazione che si è tragicamente venuta a creare. Libération critica la presenza di solo due agenti e due transenne all’inizio del tratto che Bouhlel ha percorso. Il quotidiano ha ricevuto la pronta risposta di Bernard Cazeneuve, ministro degli Interni francese, il quale ha affermato che le forze dispiegate erano più che sufficienti.

 

Ne è seguito un botta-risposta pubblicato sulla versione online del quotidiano, mentre l’opinione pubblica francese, a riguardo, si divide in due. A esprimersi a riguardo anche il presidente della Federazione degli autotrasportatori della regione delle Alpi Marittime, Patrick Mortigliengo, in cui si trova Nizza, il quale ha ricordato che sulla via della strage il traffico di veicoli superiori alle 3,5 tonnellate è vietato. Il camion usato per la strage, che ne pesa 19, aveva già transitato nella Promenade durante i giorni precedenti alla strage, i giorni degli appostamenti di Bouhlel. Nessun controllo effettuato, né i giorni precedenti, né in modo scrupoloso il giorno dell’attentato. Difatti, Mortigliengo ha puntato il dito contro le dichiarazioni del procuratore François Molins, il quale aveva confermato che si trattasse di un camion frigo, come sottolineato da chi aveva effettuato i controlli il 14 luglio: stando al presidente della Federazione autotrasportatori, i camion frigo hanno una conformazione ben diversa da quella del tir di Bouhlel, il che avrebbe dovuto sicuramente destare sospetti e conseguenti controlli più accurati.

di Andrea Graziano
 





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