Aigues-Mortes, un déjà vu storico: il lavoro uccide, ieri come oggi Il 17 agosto del 1893 dieci lavoratori italiani vennero massacrati nelle saline francesi - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

17-08-2016

Aigues-Mortes, un déjà vu storico: il lavoro uccide, ieri come oggi

Il 17 agosto del 1893 dieci lavoratori italiani vennero massacrati nelle saline francesi


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Quell’idea, secondo la quale la storia si muove seguendo un andamento ciclico, sembra avvalorarsi con lo scorrere del tempo. Crisi economica, lavori stagionali e immigrazione: dei problemi, l’uno conseguenza dell’altro. Il 17 agosto non è un giorno qualunque, bensì una data che ci ricorda come la storia si ripeta e come l’odio razziale, conseguenza di quel triangolo di concetti, purtroppo, possa avere esiti devastanti. È  il 17 agosto del 1893 nelle saline francesi di Aigues-Mortes. Operai  francesi lavorano a fianco di italiani che sono immigrati nella regione per trovare un impiego; tutti sono reclutati dalla Compagnie des Salins du Midi, ma i secondi non sono semplici operai, bensì "invasori", coloro che potrebbero togliere il lavoro ai francesi e il pane dalle loro bocche.

 

La convivenza non è facile, e non è poi così difficile immaginarlo visti precedenti storici come la strage di Marcinelle in Belgio, oppure l’attualità del 2016, nella quale l’odio razziale prolifica reggendosi su falsi luoghi comuni, sulla disinformazione, oppure su correnti politiche estremiste. Qualcosa, in quella convivenza tra italiani e francesi, non funziona nel 1893, tantoché la situazione, tra il 16 e il 17 agosto, culmina nel massacro di dieci operai italiani e svariati feriti. Forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un futile motivo: un litigio e la tensione degenerati a causa di un fazzoletto immerso da un operaio italiano in una bacinella d’acqua non salata. Eppure, in città arrivarono altre informazioni distorte, non vere: i lavoratori italiani avevano ucciso dei francesi. È stato proprio in questo momento che, al grido «Morte agli italiani», ha avuto inizio una vera e propria caccia all’uomo, fino al massacro di dieci lavoratori italiani: gli stranieri, gli invasori, coloro che avevano accettato condizioni di lavoro svantaggiose, percependo una paga a cottimo. Coloro che non si erano integrati e che vivevano in luoghi dove era semplice contrarre la malaria.

 

C’è qualcosa di quel 17 agosto che ritorna anche oggi. Un déjà vu storico: le vittime si trasformano in carnefici e la storia si ripete senza aver insegnato qualcosa a nessuno. Ci sono dei dati raccolti dall’Istat che ci raccontano la situazione in cui versa l’integrazione degli stranieri in Italia. Prendiamo in considerazione le cifre inerenti al secondo trimestre del 2014. Il movente che spinge il 57% degli stranieri a lasciare il proprio paese è il lavoro (lo stesso che spinse i lavoratori italiani delle saline francesi). Il tasso di disoccupazione delle persone straniere, però, racconta una storia diversa rispetto alla convinzione che siano proprio loro a rubare il lavoro agli italiani. L’Istat, infatti, dichiara che per il 36% degli stranieri «non essere italiano dalla nascita rappresenta un ostacolo per trovare un lavoro»: le motivazioni sono legate alla lingua, alla mancanza di riconoscimento del titolo di studio, e per un 21,1% a motivi socio-culturali. Quasi il 30% degli stranieri, inoltre, ha dichiarato che il lavoro svolto sia poco qualificato rispetto agli studi svolti oppure alle competenze professionali; una percentuale che per gli italiani si aggira intorno all’11,5%.

 

Il lavoro uccide. Lo fa quando diviene il capro espiatorio della crisi economica che affligge la società, oppure il motivo per puntare il dito contro l’immigrato accusato di rubare ciò che potrebbe fare l’italiano disoccupato. Lo ha fatto a Marcinelle, nelle saline francesi, e lo fa anche oggi. Tutti assolti: è stato questo l’esito della vicenda giudiziaria che seguì il massacro dei lavoratori di Aigues-Mortes.

di Giulia Morici
 





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