Terremoto: prevedere è impossibile, capire è d'obbligo 'Dove, come e perché': esperti dell'Ingv ci aiutano a capire cosa sia accaduto il 24 agosto nel Centro Italia - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

25-08-2016

Terremoto: prevedere è impossibile, capire è d'obbligo

'Dove, come e perché': esperti dell'Ingv ci aiutano a capire cosa sia accaduto il 24 agosto nel Centro Italia


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La terra trema, ha tremato e continuerà a farlo. Impedire o prevedere un terremoto è impossibile; capire cosa abbiamo di fronte, riducendo al minimo i danni, invece, è d'obbligo. Siamo andati all'Ingv, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, per cercare di fornire delle risposte agli interrogativi che sono soliti emergere in seguito a eventi sismici disastrosi, come quello del 24 agosto che ha colpito rovinosamente il Centro Italia. «Dove, come e perché»: si potrebbe partire da questi tre interrogativi per cercare di fornire un quadro abbastanza completo di ciò è avvenuto in Italia nelle scorse ore.

 

Il terremoto non è altro che un accumulo di energia localizzato in un settore della crosta terrestre; la conseguenza di questo accumulo di stress è la rottura di un piano di faglia che può raggiungere una dimensione di alcune centinaia di chilometri quadrati, spiega Pantosti Daniela dell'Ingv. Nel caso specifico dell'evento sismico del 24 agosto, invece, il piano di faglia si è esteso per una lunghezza pari a circa 25 chilometri, mentre la profondità ha raggiunto circa 10 chilometri della crosta più superficiale. Il terremoto che ha devastato il Comune di Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto, come riferiscono gli esperti dell'Ingv, si è localizzato in una zona dove la sismicità strumentale è sempre presente e, per la mappa di pericolosità sismica rilasciata nel 2004, è situata nella fascia ad «altissima pericolosità che corre lungo l'asse della catena appenninica».

 

Quello del 24 agosto non è un evento sismico isolato, poiché nell'area interessata ve ne sono stati altri, come ricordano gli esperti dell'Ingv: quello del 1639, del 1646 e del 1703. Per cercare di rispondere all'interrogativo del «perché», ci spiega il ricercatore Alessandro Amato, dobbiamo tenere a mente che la nostra regione è situata sulla microplacca adriatica e nella zona dell'Appennino avviene un fenomeno di stiramento crostale, ovvero di estensione. I vettori di spostamento della nostra regione si muovono in direzioni opposte: mentre quelli della parte tirrenica si spostano verso nord-ovest, quelli della parte adriatica verso nord-est, ed è proprio per tale motivo che si creano delle tensioni all'interno di questa zona, e il processo di deformazione che ne deriva si tradurrà necessariamente in un terremoto.

 

L'evento sismico del 24 agosto scorso, in termini di genesi, profondità ed entità – riferiscono gli esperti dell'Ingv –, può essere considerato analogo a quelli che hanno scosso L'Aquila (2009) e Colfiorito (1997), anche se, rispetto all'energia rilasciata, quello delle scorse ore può essere considerato più piccolo rispetto al sisma dell'Abruzzo. Dopo il terremoto di magnitudo 6.0, con epicentro localizzato tra la Provincia di Rieti e Ascoli Piceno, sono state installate dieci stazioni mobili e squadre di esperti, costituite da circa trenta uomini, stanno eseguendo i dovuti esami per rilevare eventuali deformazioni del terreno. Non sarà semplice individuare la faglia dalla quale ha avuto origine l'evento sismico, in quanto nella zona interessata dal terremoto ve ne sono svariate. Alla luce delle informazioni fornite dalla mappa della pericolosità sismica e dalle linee guida per la costruzione è necessario erigere edifici – e adeguare quelli obsoleti costruiti prima del 1980 - che permettano alle persone di rimanere illese in seguito a un evento sismico. Consapevoli del fatto che impedire un terremoto, conoscendo il momento esatto in cui avverrà e la sua magnitudo, è assolutamente impossibile, conoscere il «dove, come e perché» è fondamentale, e di conseguenza lo sono anche il ruolo ricoperto dall'Ingv e il lavoro congiunto con la Protezione Civile.

di Giulia Morici
 





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