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CRONACA

 

26-08-2016

Il Presidente del Consiglio degli ingegneri: ‘Serve normativa antisismica adeguata’

Prevenzione e adeguamento alle norme per evitare altri disastri


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Sono trascorsi sette anni dal sisma che ha colpito L’Aquila, eppure il paesaggio che si è proposto all’indomani del terremoto che due giorni fa ha fatto tremare il Centro Italia è esattamente lo stesso. Intere aree rase al suolo, edifici sventrati, cupole crollate e cumuli di macerie ovunque, oggi come allora, accompagnano la solita (retorica) domanda: “si poteva evitare questo scempio”? Si, si poteva evitare è la risposta all’unisono degli esperti che, dati alla mano, fanno notare come terremoti di più ampia portata, in paesi come il Giappone e la California, non creano simili scenari. In Italia, invece, territorio quasi interamente a rischio sismico, ogni terremoto si tramuta in un disastro. Questo accade perché la sicurezza garantita dalla prevenzione è sostituita dalla logica del fatalismo e il risultato è l’alto tributo di vittime che puntualmente viene versato.

 

Sull’argomento si è espresso nei giorni scorsi anche il Presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano, che attraverso un comunicato stampa ha spiegato come in Italia si continui a investire troppo poco in prevenzione e dopo ogni terremoto di fatto la situazione resti immutata. Premessa indispensabile è che nel nostro Paese, dove gli eventi distruttivi non sono un fenomeno raro, solo il 25% delle abitazioni seguono le disposizioni antisismiche perché per la maggior parte si tratta di edifici molto vecchi, costruiti in anni in cui le norme in materia non esistevano.

 

Per questo motivo Zambrano afferma che oggi sarebbe fondamentale intervenire con una massiccia operazione di verifica e di adeguamento delle costruzioni accompagnata anche da una normativa che permetta di intervenire nei centri storici. “La conoscenza del livello di sicurezza di un edificio deve diventare parte essenziale della sua carta di identità. È assurdo constatare come in una compravendita di un immobile venga chiesto il certificato di classe energetica e non un documento che attesti l’adeguamento dello stesso alle norme antisismiche”. La situazione è ancora più paradossale se consideriamo che l’Italia è il Paese in cui è maturata la tradizione della conservazione e “università, professionisti e mondo scientifico hanno elaborato negli anni una serie di tecniche che possono rendere tutti gli edifici sicuri”.

 

Per quanto riguarda la futura fase della ricostruzione, Zambrano invita a evitare il modello delle New Town seguito a l’Aquila che alla fine si è rivelato più costoso di quanto lo sarebbe stato se si fosse intervenuto sugli edifici danneggiati. Condizione necessaria però è agire in tempi brevi. Per questa ragione il Consiglio ha messo a disposizione delle zone terremotate 1600 ingegneri per valutare le condizioni delle singole abitazioni e permettere agli abitanti di rientrarvi al più presto. In ultimo Zambrano chiama in causa anche l’Europa che considera l’aspetto sismico un problema marginale perché, sostanzialmente, riguarda solo Italia e Grecia. Sarebbe fondamentale invece sensibilizzare Bruxelles sull’argomento, afferma il Presidente, per "dirottare preziosi fondi europei sulla riduzione del rischio sismico”.

 

Normativa antisismica, prevenzione e adeguamento è questa, dunque, la ricetta per rendere l’Italia un luogo più sicuro in cui vivere. E ad avvalorare quanto detto dal Presidente Zambrano potremmo chiamare in causa il modello virtuoso di Norcia. La cittadina umbra, che sorge a pochi chilometri da Accumoli, ha riportato danni, alcuni anche ingenti, ma non ha vittime da piangere. Questo grazie agli interventi di consolidamento e di adeguamento alla normativa effettuati dopo il terremoto del 1997 che hanno garantito la sicurezza degli abitanti della città.

di Stefania D'Agostino
 





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