La storia del Fertility Day ci sta sfuggendo di mano All’indomani del polverone scatenato dall’iniziativa della Giornata della Fertilità arriva la replica del ministero della Salute - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

01-09-2016

La storia del Fertility Day ci sta sfuggendo di mano

All’indomani del polverone scatenato dall’iniziativa della Giornata della Fertilità arriva la replica del ministero della Salute


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È impossibile non essersi accorti del putiferio che il Fertility Day, l’iniziativa promossa dal ministero della Salute, ha fatto scaturire. A portare la bandiera dello sdegno e del dissenso sono i soliti noti pseudo intellettuali, i prezzemolini dell’opinione, i “non mi dovessi perdere un’occasione del genere”. Ma anche le persone comuni, che nel web hanno trovato la loro valvola di sfogo, non si sono fatte scappare la ghiotta occasione di rispolverare polverosi discorsi sul ventennio fascista, sulla fecondazione assistita e, perché ci sta sempre bene, sull’immigrazione e sui diritti degli omosessuali. Ma veniamo al punto: in cosa consiste questo benedetto Fertility Day?

 

Il Fertility Day è una campagna promossa dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che si terrà il 22 settembre in 4 città italiane: Roma, Catania, Padova e Bologna. Come si può leggere nel comunicato “la Giornata è l’occasione per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema della fertilità e della sua protezione, in particolare attraverso il coinvolgimento dei giovani, degli insegnanti, delle famiglie, dei medici, delle farmacie, degli ordini professionali, delle associazioni e società scientifiche e delle istituzioni locali che sono coinvolte nella realizzazione di incontri formativi/informativi realizzati sul territorio”. Fino a qui nulla di strano o di sbagliato; forse se l’iniziativa fosse stata presentata in questo modo non avrebbe destato lo scalpore prodotto, anzi, sarebbe passata abbastanza inosservata. Il pomo della discordia, infatti, ha le sembianze di una clessidra tenuta in mano da una sorridente ragazza ammonitrice che ricorda come la bellezza non abbia tempo, ma la fertilità sì. Questo, insieme ad altri messaggi come “La fertilità è un bene comune”, ha fatto scaldare gli animi di coloro che si sono sentiti chiamati in causa. Soprattutto il secondo messaggio ha creato non poco sdegno, ma la realtà è che il nostro è un Paese vecchio e che, a causa di politiche passate errate e deleterie, l’anziano suo malgrado grava sulle casse dello Stato. Senza un cambio generazionale il welfare non ha modo di essere attuato proprio a causa delle spese da sostenere per mantenere la popolazione improduttiva.

 

Questo punto avrà fatto perdere la reale direzione dell’iniziativa. La campagna, proprio perché promossa dal ministero della Salute e non da quello delle Finanze, mira a sensibilizzare verso comportamenti e abitudini sbagliate che rischiano di minare o addirittura azzerare le possibilità di concepimento. L’intento è dimostrato dalla tavola rotonda che si terrà a Padova dove verranno illustrate “le possibilità e i limiti delle terapie mediche e chirurgiche nella sterilità di coppia” e dove si spiegherà che “la sterilità è la risultante di una serie di anomalie che possono annoverare alterazioni endocrine, immunologiche, meccaniche” discutendo sulla “possibilità concreta di ripristinare, con terapie mediche e chirurgiche una funzione riproduttiva autonoma capace di generare un figlio”.

 

Naturalmente la replica del Ministero non si è fatta attendere, ribadendo il vero significato dell’iniziativa: “Il Ministero si prefigge esclusivamente di fornire alla popolazione, e soprattutto ai giovani, informazioni e strumenti utili preservare la fertilità che può essere inficiata da stili di vita non sani, comportamenti dannosi sul piano sanitario, malattie sessualmente trasmesse, fermo restando la libertà di ciascuno di gestirla secondo le proprie scelte di vita”.        

di Clara Pellegrino
 





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