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ESTERI

 

02-09-2016

Non siamo più Charlie Hebdo. Il settimanale francese rappresenta in vignetta il 'Sisma all'italiana'

I terremotati sono pasta al sugo e strati di lasagna


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Penne al sugo e lasagne: sono questi i terremotati italiani secondo una vignetta nata dalle matite di Charlie Hebdo. Il sangue è pomodoro, le macerie sono strati di pasta sfoglia. Il settimanale satirico francese guarda all’Italia, e illustra in una vignetta, questa sì fatta di legnoso grano, dei più difficili da digerire, le conseguenze del terremoto che dallo scorso 24 agosto sta torchiando i paesi del Centro Italia. Il disegno appare sull’ultima pagina di Charlie Hebdo del 31 agosto. Il suo titolo è Sisma all’italiana, e porta la firma di Felix.  

 

Molti di noi sono stati Charlie Hebdo. «Je suis Charlie» è la frase che dal 7 gennaio 2015, giorno dell’attentato terroristico alla sede parigina del giornale, è divenuta manifesto di libertà d’espressione. A partire da un tweet del giornalista francese Joachim Roncin, primo anello della catena solidale, che coniò il motto, molti di noi, mimetizzati tra milioni di persone in tutto il mondo, diventarono Charlie Hebdo, sui social, nelle manifestazioni, nel proprio cuore, nel proprio stomaco. Chi più convintamente, e chi trascinato dall’obbedienza alla conformità sociale. Tutti condannammo l’atto terroristico, ma molti di noi si schierarono anche a difesa della satira sempre e comunque, tuonando la tanto amena, impalpabile, abusata parola «libertà». Allora, però, le vignette in questione pungevano l’Islam.  

Oggi, a essere punti dalle matite del settimanale francese, siamo noi. Molti di noi, e molti di quegli stessi che erano Charlie, si indignano, e non a torto, per la vignetta “in salsa” amara sulle nostre vittime del terremoto.

 

E riflettiamo di nuovo, oggi, su quell’identificazione in Charlie Hebdo di ieri. E capiamo che come Charlie Hebdo non è Amatrice oggi, forse noi non siamo stati davvero lui ieri. Forse perché noi siamo vivi, forse perché non siamo stati uccisi in nome di Allah (così come lui non è stato ucciso dal moto della terra), forse perché non siamo vignettisti, forse perché mastichiamo satira ma non la produciamo. Forse perché distinguiamo umorismo e irriverenza. Forse perché non facciamo incursione nel mondo per dissacrarne ogni contingenza. E possiamo aggiungere: sicuramente perché rispettiamo i morti, e il giorno di quel terribile attentato non ci venne in mente di paragonare il sangue a un sugo di pomodoro fresco.

di Vittoria Montesano
 





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