Italiani rapiti in Libia: i sequestratori non sarebbero terroristi ma criminali Da qualche giorno era stata tolta loro la scorta - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

20-09-2016

Italiani rapiti in Libia: i sequestratori non sarebbero terroristi ma criminali

Da qualche giorno era stata tolta loro la scorta


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Cresce l’ansia per la sorte dei due italiani rapiti all’alba di ieri in Libia, nei pressi della cittadina di Ghat. Tutte le piste sono ancora aperte, tuttavia nelle ultime ore sembra prendere maggiormente quota quella che vuole che i due italiani, assieme al cittadino canadese, siano stati sequestrati da un gruppo di criminali comuni allettati dall'idea di un facile guadagno e non da fondamentalisti islamici, come si era paventato in un primo momento. Pare, infatti, che i rapitori siano noti alle autorità libiche e già in passato abbiano effettuato imboscate e rapine. A riferirlo all’Associated Press è Hassan Osman Eissa, portavoce della municipalità di Ghat, il quale ha anche aggiunto che il sindaco, Komani Saleh, ha convocato una riunione d'emergenza a cui prenderanno parte tutte le forze di sicurezza e militari per studiare il caso.

 

L’area in cui si è consumato il sequestro è nota alle autorità locali e alle Intelligence di molti Paesi per essere una zona piuttosto calda. Non solo  vi imperversa una dura guerriglia tra le tribù locali, ma sarebbe stata riscontrata anche la presenza di combattenti di al-Qaeda e di miliziani dell’Isis in fuga da Sirte. Bruno Cacace e Danilo Calonego, i dipendenti della Con.I.Cos, società di costruzioni di Mondovì, che lavoravano all’aeroporto di Ghat, sono stati prelevati all’aba di ieri mattina da uomini armati e mascherati mentre viaggiavano a bordo di un'auto, lungo la strada deserta che collega la zona di Tahala a Ghat. L’autista, che è stato ritrovato qualche ora più tardi legato e imbavagliato nel deserto, ha confermato le dinamiche del sequestro. Ma l’aspetto più inquietante dell’intera vicenda è che da qualche giorno era stata tolta loro la scorta armata, divenuta obbligatoria dopo il sequestro e l’uccisione dei dipendenti della Bonatti nel marzo scorso. Non è ancora chiaro il motivo. “Forse perché il luogo era ritenuto sicuro” ha ipotizzato un loro ex collega Pier Luca Racca, che per dieci anni ha lavorato in Libia, anche nel cantiere dell'aeroporto di Ghat. L’uomo, tornato definitivamente in Italia nel 2014, racconta di aver parlato in queste ore con un referente libico che lo ha messo al corrente di queste cose.

 

In corsa contro il tempo. Per gli inquirenti diventa necessario, quindi, stabilire un contatto e riuscire a chiudere le trattative in fretta. Prima che i sequestrati passino nelle mani di altre bande o, peggio, dei fondamentalisti islamici che potrebbero usarli come arma contro la presenza italiana in Libia. La Farnesina segue minuto per minuto gli sviluppi della vicenda, ma il ministro Gentiloni ritiene sia ancora troppo presto per “attribuire una matrice precisa ai sequestratori”.

 

di Stefania D'Agostino
 





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