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CRONACA

 

04-10-2016

Caso Cucchi: Stefano morto per epilessia?

'Raffreddo gli entusiasmi' scrive Ilaria Cucchi commentando la nuova perizia


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Non è passato molto tempo da quando per quel gracile corpo, che pesava meno di quaranta chili, si parlò di un «violentissimo pestaggio». Era il dicembre del 2015. Era Stefano Cucchi: il giovane morto nell’ottobre del 2009, a sette giorni di distanza dal suo arresto. Giuseppe Pignatone e Giovanni Musarò, rispettivamente procuratore e sostituto, un anno fa avanzarono al gip la richiesta di una nuova perizia medico legale per Stefano Cucchi, descrivendo ciò che aveva subito il giovane in seguito all’arresto come un «violentissimo pestaggio». Oggi, nuovi elementi si aggiungono al caso Cucchi: nessun pestaggio connesso al decesso del giovane, bensì «una morte improvvisa ed inaspettata per epilessia». Questa una delle due ipotesi avanzata per la morte di Stefano, ritenuta però priva di «riscontri oggettivi», come è scritto nella perizia firmata da Francesco Introna, Francesco Dammacco, Vincenzo D’Angelo e Cosma Andreula.

 

«Raffreddo gli entusiasmi di coloro che si fanno forza su una presunta morte per epilessia», scrive Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, sulla sua pagina Facebook, pubblicando le foto di due pagine della perizia. Procediamo con ordine. Perché non si può parlare di una morte certa per epilessia? In un passo dello scritto elaborato dagli esperti si legge che «allo stato attuale non è possibile formulare alcuna certa causa di morte, stante la riscontrata carenza documentale. Tutte le cause prospettate in atti non trovano, a nostro avviso, pieno soddisfacimento per poter giustificare la morte del Sig. Stefano Cucchi». Dunque, allo stato attuale, per parlare del decesso del giovane si procede per ipotesi, non certezze. Dopo questo presupposto, la perizia prosegue, avanzando appunto due tesi tra le quali compare anche la morte epilettica, «non documentabile, priva di riscontri oggettivi, ma supportata da rilievi clinico scientifici». Il decesso per epilessia viene descritto come «un evento improvviso ed imprevedibile», poiché privo di qualsiasi rapporto «causale e concausale con le lesioni comunque riportate dal Signor Stefano Cucchi dopo il 15.10.2009 [giorno dell’arresto, ndr] e dalle loro conseguenze dirette o indirette».

 

Passiamo alla seconda ipotesi, correlata, secondo quanto scritto nella perizia, «con un riflesso vagale bradicardizzante, indotto dalla documentata abnorme dilatazione di una vescica neurogenica atonica, secondaria alla frattura trasversa di S4». Quest’ultima, «comunque indotta» (o per «caduta accidentale» o  per «colluttazione»), non è ritenuta causativa della dilatazione della vescica neurogenica («occorsa misconosciuta in soggetto ospedalizzato e cateterizzato»), bensì della sua insorgenza. A Stefano, dunque, era stato applicato un catetere che avrebbe dovuto impedire la ritenzione e la distensione vescicale. Dopo aver elencato queste due ipotesi, la perizia prosegue: «Riteniamo al riguardo che se il soggetto fosse stato adeguatamente sorvegliato e sottoposto a monitoraggio infermieristico, con controllo della diuresi, la dilatazione vescicale, del tutto attendibilmente, non si sarebbe verificata». A tal proposito si ricorda che i nomi del personale sanitario dell’Ospedale Pertini di Roma, responsabili di «clamorosa sciatteria» per il procuratore generale Rossi, sono stati assolti dall’accusa di omicidio colposo nel caso Cucchi. La perizia si conclude affermando che «per entrambe le ipotesi prospettate, le lesioni contusive comunque riportate dal Sig. Stefano Cucchi dopo il 15.10.2009 non possono essere considerate correlabili causalmente o concausalmente, direttamente o indirettamente, anche in modo non esclusivo, con l’evento morte».

 

Ilaria Cucchi scrive che «gli unici dati oggettivi scientifici che la perizia riconosce sono: il riconoscimento della duplice frattura della colonna e del globo [distensione, ndr]  vescicale che ha fermato il cuore. Con una perizia così ora sappiamo che finalmente abbiamo ottime possibilità di vedere processati gli indagati per omicidio preterintenzionale. Con buona pace dei medici e degli infermieri che vengono continuamente assolti». Un presunto «violentissimo pestaggio», dunque, non è stata la causa diretta della morte di Stefano, ma ciò che viene riconosciuto nella perizia, afferma Ilaria, è il fatto per cui il «terribile globo vescicale che ha fermato il suo cuore non si sarebbe formato se non ci fosse stata la responsabilità degli infermieri».

di Giulia Morici
 





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