Barricate contro gli immigrati in Emilia-Romagna Il paese di Goro scende in strada per impedire l’arrivo di 20 rifugiati - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

24-10-2016

Barricate contro gli immigrati in Emilia-Romagna

Il paese di Goro scende in strada per impedire l’arrivo di 20 rifugiati


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Un paese in rivolta contro l’arrivo di 20 immigrati. È quanto succede a Goro, in provincia di Ferrara, paese noto finora solo per essere il luogo di nascita di Milva. Tutto è nato dalla decisione della prefettura di assegnare al paese – per la precisione alla frazione di Gorino – 20 profughi nell’ambito del piano nazionale di ripartizione degli immigrati. Una decisione che non è andata giù alla cittadinanza, scesa in strada per bloccare le vie d’accesso a Gorino. A cercare di calmare gli animi sono intervenuti i carabinieri. Al momento, solo i residenti possono entrare e uscire dal paese, ma a breve dovrebbero arrivare sul posto anche i 20 richiedenti asilo – 12 donne e 8 bambini – assegnati alla struttura Amore-Natura, un ostello in parte requisito dalla prefettura con procedura d’urgenza.

 

Il prefetto ha requisito parte del piano superiore dell’edificio di proprietà della Provincia e attualmente in locazione a privati, per un totale di 5 camere. I gestori della struttura e parte dei 600 abitanti del paese hanno protestato per la decisione e in particolare per la mancanza totale di preavviso. Nella nota stampa diffusa dalla prefettura si legge: «Il provvedimento ha carattere eccezionale e straordinario, per fronteggiare la necessità di accoglienza di un gruppo di migranti assegnato alla provincia di Ferrara, tenuto conto della intervenuta saturazione delle strutture di accoglienza già funzionanti e della mancanza di ulteriori disponibilità sul mercato».

 

Il quotidiano locale Estense ha ascoltato la versione del titolare dell’attività, Paolo Fabbrini: «Ci hanno contattato nelle settimane scorse per chiederci se eravamo interessati a mettere a disposizione gli spazi, ma abbiamo espressamente rifiutato. Alle 14 ci hanno notificato il sequestro dei locali e annunciato che entro 40 giorni sarebbero stati occupati». Il gestore rigetta immediatamente la possibile accusa di razzismo: «Qui non si tratta di razzismo, donne e bambini sono ben accetti, ma che accoglienza è imporre la loro presenza con un preavviso di poche ore, senza che nemmeno le camere siano pronte? Siamo qui con regolare contratto, avevamo prenotazioni di turisti che dovremo disdire all’ultimo, non è concepibile né giusto. La stessa popolazione è in subbuglio, non siamo cattivi ma un po’ incazzati sì, bastava preannunciarlo e tutto sarebbe stato affrontato con più calma». Il prefetto Michele Tortora ha intanto colto l’occasione per cercare di ottenere la collaborazione delle varie amministrazioni pubbliche, delle strutture ecclesiastiche e delle associazioni di volontariato al fine di offrire una risposta coordinata al sempre più pressante problema dell’accoglienza

di Andrea Piccoli
 





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