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13-11-2016

Elezione Trump: partono gli arresti agli oppositori

In migliaia a protestare contro l’elezione di Donald Trump a presidente, mentre Hilary Clinton accusa l’Fbi


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Per quattro notti consecutive migliaia di persone hanno manifestato in molte città degli Stati Uniti contro l’elezione di Donald Trump a presidente. Si è attestato a diciannove il numero di manifestanti arrestati a Portland dove, nonostante i numerosi richiami del sindaco e delle forze dell’ordine, si sono verificati scontri con la polizia. Quest’ultima ha sparato granate assordanti, dopo che alcuni manifestanti avevano lanciato pietre e bottiglie. A New York il corteo di protesta è partito da Union Square, attraversando la Fith Avenue, giungendo fino alla Trump Tower, dove è stato bloccato dalla polizia. Numerose le manifestazioni contro l’elezione di Trump anche in altre città del paese: Chicago, Los Angeles, San Francisco, Las Vegas.

 

Nel frattempo il neo eletto presidente Donald Trump ha incontrato Nigel Farage, leader del partito eurofobico Ukip, nella Trump Tower. Kellyanne Conway, ex manager della campagna elettorale di Trump ed ora molto vicina ad occupare un posto di rilievo nella nuova amministrazione della Casa Bianca, ha riferito che i due hanno parlato di libertà, della vittoria alle elezioni, e di ciò che questa significa per il mondo. «Particolarmente soddisfatto per la reazione molto positiva di Trump all’idea di riportare il busto di Winston Churchill nello Studio Ovale», così ha twittato Farage dopo l’incontro. In un successivo post, accompagnato da una foto dei due sorridenti che escono da un ascensore dorato del grattacielo, il leader britannico ha confermato come con Trump ci si potranno sicuramente fare affari e che il sostegno dell’americano al rapporto tra Usa e Gb è molto forte.

 

Nel frattempo Hilary Clinton ha alzato pesanti accuse contro l’Fbi per la sua sconfitta alle elezioni presidenziali. La colpa sarebbe, per l’ex candidata democratica, da attribuirsi al direttore del Federal Bureau of Investigation James Comey e alla sua seconda lettera al  Congresso, inviata ad appena tre giorni prima del voto dello scorso martedì. Ieri, in una conference call, la democratica ha sostenuto come sarebbe stata proprio questa lettera di “assoluzione” a fare più danni della prima del 28 ottobre, quando l’Fbi comunicò al Congresso la riapertura delle indagini sull’emailgate. Il motivo sarebbe semplice: la seconda lettera avrebbe “motivato” maggiormente gli elettori di Donald Trump

di Pierluigi Liguori
 





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