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POLITICA

 

02-12-2016

Il bicameralismo paritario esiste solo in Italia

Negli altri paesi europei i due rami del Parlamento hanno composizione e funzioni diverse


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Il tema del bicameralismo paritario è stato il tema fondante di tutta la campagna elettorale referendaria, in cui si è discusso molto del nuovo Senato e delle sue funzioni modificate dalla riforma Boschi. Sotto accusa sono finiti soprattutto alcuni aspetti: la non elezione dei senatori, la trasformazione del Senato in un ente inutile, la sua nuova composizione.

 

Prima della riforma, e così rimarrebbe se vincesse il no, le due Camere si distinguevano solo da due elementi: il numero dei membri (630 la Camera, 310 più i senatori a vita il Senato) e la base dei collegi. Se la Camera si elegge su base nazionale, con i meccanismi designati dalla legge elettorale, il Senato si elegge su base regionale, ossia ogni legge elettorale deve agire singolarmente in ogni regione. Il porcellum ad esempio aveva questo difetto strutturale: alla Camera la coalizione con più voti su base nazionale otteneva il 55% dei seggi; al Senato, questo meccanismo era applicato in ogni regione, per cui la coalizione che otteneva la maggioranza dei voti nel Lazio aveva il 55% dei seggi senatori assegnati al Lazio, e così per ogni regione. Dunque due camere che però di fatto svolgevano lo stesso identico ruolo: hanno lo stesso potere di modifica delle leggi, nessuna delle due ha diritto ad approvare in via definitiva la legge senza il voto dello stesso testo da parte dell’altra, entrambe devono dare la fiducia al governo. Almeno fino ad oggi il Senato è stato un doppione della Camera, con l’unico risultato di bloccare molti tentativi di legiferazione, annacquando con emendamenti e modifiche, qualsiasi proposta decente venuta dal Governo. In più, ci raccontano che il Senato è nato da un accordo fra il Pci e la Dc per porre un contrappeso maggiore al Governo, potenzialmente autoritario; ma ovviamente niente di tutto questo è vero. Il Partito Comunista Italiano avrebbe voluto un Senato di rappresentanza delle autonomie locali (esattamente quello proposto dalla riforma), la Democrazia cristiana avrebbe voluto un’assemblea di notabili, il compromesso al ribasso fu creare un doppione della Camera per poter avere più poltrone disponibili.

 

Il Senato non elettivo è il primo e fondamentale punto di critica alla riforma ma occorre far notare due cose: la prima riguarda un confronto con gli altri paesi europei. I principali paesi europei come Francia, Germania e Regno Unito hanno una cosiddetta camera alta, la House of Lords nel Regno Unito, il Bundesrat in Germania e il Senato in Francia, che non è eletta direttamente dai cittadini, in alcuni casi per gli stessi motivi per cui non sarebbe eletta direttamente in Italia, cioè perché è un’assemblea di rappresentanza degli enti locali. Nel Regno Unito i Lords sono addirittura nominati discrezionalmente, tanto che la camera oggi conta più di 800 membri; in Germania, che è uno Stato federale, gli Stati membri della federazione tedesca, tramite i governi, nominano i loro rappresentanti che vengono poi mandati al Bundesrat. In Francia infine i senatori vengono eletti da rappresentanti delle autonomie locali. Nessuna novità dunque in un Senato non eletto direttamente dai cittadini. In secondo luogo poi i senatori saranno nominati sulla base delle preferenze espresse dai cittadini durante le elezioni regionali, dunque verrà previsto un meccanismo per conformare la nomina dei senatori alle scelte espresse dai cittadini.

 

Per quanto riguarda la diversità di funzioni, parliamo di un dibattito e di una discussione che in qualsiasi altro paese farebbe rimanere basito chiunque. L’Italia è l’unico paese in Europa ad avere un meccanismo bicamerale paritario, in cui cioè Camera e Senato hanno le stesse funzioni. In nessun altro paese europeo ciò accade e tanto più in nessun paese europeo il Senato dà la fiducia al Governo. Una differenziazione di funzioni è una necessità talmente ovvia da non richiedere motivazioni di alcun genere, se non il fatto che di due enti con funzioni identiche uno è inutile. 

di Michelangelo Borri
 





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