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02-12-2016

Allenatori nel pallone: la rivincita dei fratelli minori

Esiste un folto esercito di fratelli minori che hanno vissuto la loro carriera calcistica all’ombra dei più grandi, finendo presto nel dimenticatoio o ricordati solo per essere 'fratelli di’


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Fratelli di sangue accomunati dalla stessa passione per il calcio. Sarà l'aria che si respira in famiglia ma non è raro trovare, oggi come ieri, fratelli calciatori nei campionati italiani e esteri. Dai Mazzola, figli dell'indimenticato capitano del grande Torino, ai Baresi e più recentemente i Cannavaro, i Boateng, gli Zarate o i Filippini, giusto per pescarne qualcuno dal folto mucchio. Il terreno di gioco spesso incrocia i loro percorsi portandoli ad affrontarsi con casacche diverse non solo di club ma anche di Nazionali. È accaduto anche nell'ultimo Europeo, dove i fratelli Xhaka si sono affrontati sul terreno di gioco con due Nazionali diverse: Granit (in forza all'Arsenal) con la maglia della Svizzera e Taulant con la casacca dell'Albania. Ancor prima era successo durante i mondiali ai fratelli Boateng, uno col Ghana e l'altro con la Germania.

 

Quella dei fratelli nel calcio è una storia fatta di luci e ombre all'interno di una stessa famiglia perché non di rado capita che uno di loro, frequentemente il più grande, esploda contribuendo ad adombrare la carriera del più piccolo che si deve accontentare dell'etichetta di “fratello di...”. Esiste un folto esercito di “fratelli minori” che non sono mai riusciti a sfondare nel mondo del calcio. Non tutti sanno infatti che Baggio, Vieri, Maradona e lo stesso Balotelli hanno fratelli minori calciatori mai esplosi perché non baciati dallo stesso talento e condannati all'oblio perché cresciuti all'ombra di stelle troppo luminose.

 

E poi ci sono invece i fratelli minori che sono riusciti a imporsi nel calcio che conta restando però un passo indietro ai maggiori. Come i Cannavaro e gli Inzaghi: Paolo Cannavaro, fratello del Pallone d'oro Fabio, con una discreta carriera nel Napoli e attuale difensore del Sassuolo; Simone Inzaghi, fratello di Pippo pilastro della Juventus, del Milan e della Nazionale. Particolarmente interessante la storia dei due Inzaghi perché segna, al momento, la rivincita del fratello minore sul maggiore.

 

Come calciatore, è diverso il percorso  di Simone, chiamato anche Inzaghino, che dopo una lunga trafila approda nella Lazio stellare di Cragnotti dove riesce a ritagliarsi anche un ruolo importante grazie al massiccio turn-over. Ma la bacheca di Inzaghino è più modesta, come del resto il piede e il fiuto del gol rispetto al fratello Pippo che, invece, corona la sua carriera vincendo  tutto quello che c’era da vincere. Il declino arriva presto e Simone, dopo essere stato girato in prestito, torna alla Lazio di Lotito a fare da panchinaro a Tommaso Rocchi e Goran Pandev. Simone non demorde. Si impegna in allenamento e segue con attenzione dalla panchina, in cui è relegato, ogni partita senza fare polemiche e senza immaginare, forse, che si trova nel posto più adatto a lui, quello che gli permette di osservare il gioco della squadra e studiarne i movimenti.

 

Passa il tempo e i due fratelli appendono gli scarpini al fatidico chiodo, iniziando la carriera da allenatori in quelle squadre che nel frattempo hanno imparato ad amare fino a considerarle la loro casa. Partono dalle giovanili e già convincono, per lo meno Simone che in breve scala dagli allievi alla primavera, raccogliendo numerosi successi. Nel frattempo, le panchine delle prime squadre iniziano a traballare e arriva il loro momento. Pippo, sulla tormentata panchina del Milan degli ultimi tempi, brucia in breve la sua occasione. Simone no. Per lui il discorso è diverso, si tratta di una panchina temporanea e poi a fine campionato si vedrà. Simone fa bene ma in estate la panchina viene affidata a Bielsa e Inzaghino, forse non più tale per la maggioranza dei tifosi, col groppo in gola si appresta a partire per Salerno. Poi? Poi Bielsa rifiuta, Simone ha la sua occasione e il resto è storia. Una bella storia che si sta scrivendo partita dopo partita e che troverebbe un’importante conferma se domenica prossima riuscisse a portare a casa un derby che alla Lazio manca da tre anni.

 

Quando però si parla di competizione fra fratelli non si può fare a meno di ricordare la più famosa famiglia di calciatori italiani, quella dei Sentimenti. Erano ben 5 i fratelli, cui si aggiungeva come sesto un cugino, ai quali spesso capitava di incrociare gli scarpini sul campo essendo sparsi un po' dappertutto in Italia. Famoso è rimasto l'episodio che vide coinvolti il fratello maggiore Arnaldo, Sentimenti II, portiere del Napoli e il più famoso Sentimenti IV, anche lui portiere della Juventus prima e della Lazio poi, con il vizio del rigorista. In occasione di un incontro, Sentimenti IV mise a segno, fra l’ilarità dei presenti, un penalty contro la porta difesa dal fratello maggiore, che lo rincorse per tutto il campo infuriato. Il motivo c’era. Arnaldo, a lungo recordman di imbattibilità, era famoso come pararigori. Ben 36 i rigori neutralizzati nella sua carriera, di cui 9 parati di seguito, opponendosi anche ai grandi Piola e Meazza. Fu il fratellino, novello Caino, a porre fine a quella serie. 

di Stefania D'Agostino
 





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