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POLITICA

 

31-12-2016

Dopo un 2016 dove tutto ha tremato. Per il 2017 cosa augurarci?

Riflessioni su un nuovo modo di stare nel mondo


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Anno 2016: tutto trema. Trema  la terra nel Centro Italia (terremoto agosto – ottobre), piccole e grandi scosse, sono crollate case, chiese, monumenti e palazzi interi, lacrime e morti, ansia sottesa per tutta la penisola. Ancora oggi centinaia di persone vivono in tende.

 

Trema l’America in attesa del  nuovo presidente Trump, personaggio quanto mai ambiguo. Trema la Siria e tutto il Medio Oriente logorati da una guerra che sembra non finire e con una strage umanitaria mai vista. Trema l’Occidente in preda all’allarme terrorismo, ricordando Bruxelles (marzo), Nizza (luglio), Berlino (dicembre). Tremano di freddo e paura migliaia di profughi che sbarcano nelle nostre coste.

 

Balla tutto, neppure le banche hanno pareti solide (leggi Mps) e bisogna ingegnarsi per non demolirle. In politica assistiamo ad un gioco di poltrone dal governo alle aziende, in sabbie sempre più mobili, con profitti e debiti che fanno l’altalena. Niente è stato stabile nel 2016: né il lavoro, né il clima, né i mezzi pubblici, con scioperi ad intermittenza. Sua maestà, la Precarietà, sembra destinata ad avere la meglio. Tutto è incerto, tutto trema e si perde fiducia: dal politico al santo, dal prete al vicino di casa. Non ci si fida delle ideologie, dei giornali, di internet, del capo così come della propria moglie o marito. Perfino la spesa è un'incognita: starò mangiando sano o mi stanno avvelenando? Per ogni verità esiste il suo contrario, nel campo della medicina come negli investimenti. Una miscela esplosiva di incertezze e dolore.

 

Convenzionalmente saluteremo questo anno con abbracci, cenoni, musica, gente. Convenzionalmente ci scambieremo gli auguri di salute e felicità. Non è schizofrenia, ma tentativo di sopravvivenza, mentre tutto è in bilico; vaga astrazione della mente in cerca di pace. Una pace che viene continuamente respinta.

 

La conseguenza della paura è una chiusura sempre più profonda, un rintanarsi nelle case, uno scambio superficiale di convenienza. Quella che viene chiamata “sindrome da ritiro” (Kikkomori). Il mondo è rumoroso, instabile, ostile quindi me ne distacco. Viviamo di solitudine, ci consoliamo con droghe e amici cibernetici.

 

Senza cadere nella retorica (tipo: pace e prosperità per tutti), evitando oroscopi e consigli da psicologia spiccia (leggi: 10 modi per vivere felici nel nuovo anno), cosa aspettarsi dal 2017? Piuttosto che un continuo controllo dell’insicurezza è bene riscoprire e provare l’uso della libertà. Per essere liberi, bisogna intanto conoscere se stessi e quello che si vuole. Una delle massime profezie dell’oracolo di Delphi: “Conosci te stesso”. Una volta presa consapevolezza di chi siamo e da dove veniamo ci si può liberare dal consumismo, dagli stereotipi, da ansie e paure reali o immaginarie. Muoversi e confrontarsi con l'altro che non è il nemico ma un alleato nella stessa battaglia. Chi vive sulle coste, come i cittadini di Ostia, dovrebbe imparare dal mare in continuo movimento e collegato ad altri lidi e culture diverse.

 

Per il 2017 l’augurio è di  trovare un modo nuovo e libero per stare in questo mondo sempre più traballante. L’augurio va soprattutto a chi per guerre, per questioni ambientali, per povertà e soprusi questa "benedetta libertà" viene negata. 

di Concetta Gelardi
 





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