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CRONACA

 

19-04-2017

Report e vaccini. Se questa è un'inchiesta

Il programma di RaiTre è a rischio chiusura dopo la messa in onda di un servizio giornalistico che, secondo il ministro della Salute Lorenzin, avrebbe creato 'grave disinformazione'. Che errori sono stati commessi?


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Il Papilloma virus è tra le principali cause del tumore al collo dell’utero (ma anche alla vagina, al pene e al cavo orofaringeo). Esiste un vaccino scientificamente in grado di proteggere da questo rischio, ma Report, programma di giornalismo investigativo di RaiTre, lunedì 17 aprile, in prima serata, ha creato intorno alla questione «grave disinformazione», usando le parole twittate ieri dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, indicando – soltanto, e proprio questo è il punto – le reazioni avverse che il vaccino contro il Papilloma virus comporterebbe. «Diffondere paura con tesi anti scientifiche è un atto grave», ha tuonato la ministra. E ha diffuso sul sito del ministero della Salute una nota in cui ha chiarito che «il vaccino contro il Papilloma virus è il primo vaccino contro il cancro che l’uomo è riuscito a produrre. Un vaccino sicuro e di grande efficacia, a differenza di quanto è stato fatto affermare attraverso Report sulla tv pubblica».

 

«Report ha dato spazio a teorie prive di base scientifica, instillando timore nei confronti di una pratica sicura, efficace e in grado di salvare migliaia di donne da un cancro aggressivo e spesso mortale», ha proseguito la ministra Lorenzin.

Contro Report è insorto anche Roberto Burioni, il medico che si batte da anni contro i contrari alla vaccinazione, e che a tale scopo ha aperto una pagina Facebook apposita. Proprio qui ha accusato la trasmissione di RaiTre di aver diffuso paure raccontando bugie. Secondo Burioni, Report ha «abusato della libertà di opinione» come «gridando “c’è una bomba” in uno stadio affollato per vedere la gente che fuggendo calpesta i bambini». In quanto «padre, medico, professore universitario e cittadino che vede i soldi delle proprie tasse spesi per finanziare qualcosa di intollerabile», il medico si è detto costretto, nei prossimi giorni, a lavorare molto per diffondere dalla sua pagina Facebook notizie scientifiche che «smontino ad una ad una le falsità» diffuse da Report.

 

Questa mattina, Burioni, ancora sulla sua pagina Facebook, ha riportato una breve conversazione avvenuta proprio sui social con Alessandra Borella, autrice del servizio “incriminato” di Report. Accusato in un’intervista a Repubblica dal conduttore del programma Sigfrido Ranucci di essere stato contattato per un parere dalla redazione di Report lo scorso gennaio e di non avere dato risposta, Burioni ha criticato il modo superficiale in cui la giornalista avrebbe cercato di mettersi in contatto con lui: inviando un messaggio privato su Facebook. E ignorando, ad esempio, i suoi uffici stampa. Il medico ha riportato allora in uno screenshot il passo in cui Borella gli spiegherebbe il motivo per cui non avrebbe insistito nel cercare di mettersi in contatto con lui: «Visto che poi in un’altra conversazione sulla sua pagina mi ha dato della capra ignorante, ho pensato che non fosse interessato».

 

Intanto Report è a rischio chiusura. Ranucci, intervistato da Repubblica,  ha dichiarato che effettivamente, nell’inchiesta del programma, «mancavano le voci delle istituzioni». Ma, a detta sua, l’Agenzia Italiana del Farmaco, l’Istituto Superiore di Sanità e lo stesso ministero della Salute sarebbero stati contattati dalla redazione e non avrebbero accettato di intervenire con un proprio parere sulla questione. Sul rischio di chiusura della trasmissione, il giornalista conduttore ha affermato: «Ci tirano per la giacchetta di qua e di là, a seconda di dove tira il vento della politica. Sarebbe gravissimo se Report fosse chiuso: il programma è dei cittadini che pagano il canone». Motivazione, quest’ultima, che per Burioni, lo abbiamo visto, costituisce anzi un aggravante.

 

Ranucci ha cercato di difendere il servizio mandato in onda su RaiTre: «Nessuno ha mai messo in discussione l'utilità dei vaccini». Ma, così affermando, ha fatto esattamente il contrario: ha dimostrato di essere il primo a dubitare dell’inchiesta del suo programma. Un servizio giornalistico di una ventina di minuti che vuole mostrare l’inefficacia del vaccino contro il Papilloma virus facendo a meno di voci imprescindibili, e di imprescindibili prove scientifiche. Un’inchiesta basata su opinioni univoche, senza discussione, senza contraddittorio. Insomma, pane che i denti dei distributori di bufale non disdegneranno.  

di Vittoria Montesano
 





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