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CULTURA

 

09-05-2017

Cento passi nel ricordo di Peppino Impastato

Il 9 maggio 1978 il 'ribelle' di Cinisi veniva ucciso da Cosa Nostra


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Il 9 maggio 1978 lo si ricorda per il ritrovamento del corpo di Aldo Moro in via Caetani, rapito dalle Brigate Rosse 55 giorni prima in un agguato. Ma è anche la data della morte di Giuseppe Impastato, detto Peppino. Mentre il presidente della Democrazia Cristiana viveva la sua prigionia, Peppino si batteva contro la mafia che controllava la sua città, Cinisi, a 30 chilometri da Palermo. Un ribelle, un rivoluzionario, di quella sinistra estrema che faceva paura. Aveva fondato Radio Aut, dalla quale trasmetteva ogni giorno. Ed erano in molti ad ascoltarlo, anche se di nascosto: nessuno voleva mettersi contro Gaetano Badalamenti, capo di Cosa Nostra a quel tempo. Tranne Peppino Impastato. L’unico che decise di alzare la voce, di non abbassare la testa di fronte alle ingiustizie e agli affari illeciti della mafia siciliana.

 

Di Peppino è famosa la frase «La mafia è una montagna di merda», riportata anche nel film a lui dedicato, I cento passi, di Marco Tullio Giordana (2000). «Cento passi» ripeteva sempre, perché era la distanza che separava la casa degli Impastato da quella del boss, proprio nel centro di Cinisi. Una notte, deciso a denunciare mafiosi e politici locali compiacenti tramite la sua radio, aveva accompagnato il fratello dalla loro abitazione fino al balcone di Badalamenti, contando i passi di distanza. E lo aveva convinto così a lavorare con lui, assieme ad altri amici stanchi delle ingiustizie a cui assistevano quotidianamente. I suoi sostenitori aumentavano, silenziosi, nonostante le insistenze a lasciar perdere e andarsene del padre Luigi Impastato, il cui cognato (Cesare Manzella) era a capo della Cupola, un organo direttivo di Cosa Nostra. Ma Peppino non se ne sarebbe mai andato, voleva controllarli, diceva, candidandosi a sindaco della sua Cinisi. E ce l’avrebbe fatta, se Badalamenti non avesse detto basta.

 

La notte dell’8 maggio 1978, Peppino Impastato veniva rapito, preso a botte e collocato con dell’esplosivo sui binari della Palermo-Trapani. La mattina dopo veniva trovato quel restava del suo corpo, dilaniato dall’esplosione.
Suicidio. Incidente durante la preparazione di un attentato. Ipotesi su ipotesi da parte delle autorità, che non volevano indagare sulla morte del ragazzo di appena 30 anni. Era chiaro chi fosse stato, ma le prove non c’erano. Peppino Impastato ha dovuto aspettare 17 anni per vedere Badalamenti a processo come mandante dell’omicidio, che solo l’11 aprile 2002 è stato condannato all’ergastolo, dopo la confessione di un pentito di mafia. 

di Alessandro Bovo

 





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