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31-05-2017

Sclerosi multipla: primo trapianto di cellule staminali neurali

Si accendono le speranze per la cura della malattia neurodegenerativa


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Un passo da gigante nella cura della sclerosi multipla, che tiene alto il nome dell’Italia. L’equipe guidata dal professor Gianvito Martino, direttore scientifico dell’ospedale San Raffaele di Milano e capo Unità di ricerca in Neuroimmunologia, ha eseguito il primo trapianto al mondo di staminali neurali su una persona affetta da sclerosi multipla. La finalità dell’intervento è stata quella di riparare i danni al sistema nervoso, causati dalla malattia. Il paziente, operato venerdì scorso e sottoposto a costante monitoraggio, sta bene. È il primo di 12 malati arruolati nel trial eseguito presso l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) San Raffaele. Lo studio è stato illustrato al congresso dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (Aism) e della sua Fondazione (Fism).

 

 

La prima infusione al mondo di cellule staminali neurali, ossia quelle che vanno ad agire sul sistema nervoso centrale, perciò più efficaci nel ridurre i danni provocati dalla sclerosi multipla, segna una tappa fondamentale nella cura della malattia. Già alcuni studi pregressi hanno testato infusioni staminali del sangue e del midollo sui pazienti, ma quello condotto dall’equipe del San Raffaele è il primo ad aver utilizzato quelle neurali. Il professor Martino, intervistato da Ilfattoquotidiano.it, ha precisato che «l’Italia è stata tra i primi paesi al mondo a puntare sulle staminali neurali per il trattamento della malattia».

Esperimenti precedenti, eseguiti sempre dal team del professor Martino, hanno dimostrato l’efficacia di questa terapia sui topi: in seguito al trattamento è stata osservata una parziale ricostruzione della guaina mielinica, la riduzione dello stato infiammatorio e una riduzione dei sintomi. Le staminali neurali, infatti, sono dotate di una duplice funzione: secernono sostanze capaci di proteggere i tessuti danneggiati e, al contempo, sono parzialmente in grado di differenziarsi in cellule che producono nuova mielina (rivestimento che avvolge le fibre nervose) che sostituisce quella danneggiata dalla malattia.

 

Dopo i test eseguiti sugli animali, è ora l’uomo protagonista degli esperimenti, in particolare i pazienti affetti da sclerosi multipla in stadio avanzato e in forma progressiva. Attraverso una puntura lombare, le staminali neurali di origine fetale vengono immesse nel liquido cerebrospinale del paziente, in modo che possano raggiungere cervello e midollo, per poter svolgere la loro azione.

Spiega il professor Martino: «L'obiettivo, trattandosi del primo studio del genere, è testare sicurezza e tollerabilità del trattamento. Per questo coinvolge pochi pazienti selezionati». Ma questa terapia innovativa, frutto di una ricerca decennale, è anche merito del sostegno di Fism e Aism. Dichiara, infatti, Mario Alberto Battaglia, presidente Fism: «Siamo stati pionieri nella ricerca di terapie basate sulle staminali» e precisa che «nel 2000 ancora non si investiva in questo campo e noi ci abbiamo creduto finanziando il percorso di ricerca. La scienza ci ha dato ragione».

Una svolta, dunque, per la cura di una malattia devastante che, ogni anno, annovera un numero sempre maggiore di diagnosi.

 di Carla Maria Casula

 

 





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