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ESTERI

 

08-06-2017

Ecco perché l’Iran è il nuovo nemico dell’Isis

Guerra tra sciiti e sunniti e fronte siriano: i motivi di un odio sopito per tanto tempo


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Un’azione coordinata e che ha del clamoroso: non c’è modo migliore per descrivere gli attentati avvenuti ieri a Teheran. L’Isis stavolta è riuscito nel suo intento. Già circa un mese fa, infatti, poco prima delle elezioni presidenziali, erano stati sventati altri attentati. E anche nel giugno del 2016 la tv di Stato aveva rivelato che l’Intelligence era stata in grado di sventare «un complotto terroristico» che avrebbe dovuto colpire l’Iran nel periodo del Ramadan. Ma stavolta lo Stato islamico ha lasciato pesantemente il segno, riuscendo a colpire due luoghi simbolo della repubblica islamica: il Parlamento e il mausoleo dell'imam Khomeini, tra i siti più sacri per gli sciiti, non solo iraniani. Un attacco al cuore del Paese. Gli estremisti islamici sembrano aver trovato un nuovo nemico da abbattere.

«Il fatto che lo Stato islamico abbia immediatamente rivendicato testimonia l'importanza che quest’ultimo dà a questo attacco terroristico. L'Isis usa il terrore per una finalità politica e ideologica, ossia per rivendicare la leadership del mondo sunnita nella guerra intramusulmana con gli sciiti»: questa la dichiarazione rilasciata in un’intervista all’Huffington Post dal professor Nabil El Fattah, uno dei più autorevoli studiosi dell’Islam radicale e già direttore del prestigioso Centro di Alti Studi Strategici del Cairo. Quindi un attacco ai nemici sciiti, ma anche un messaggio all’odiata monarchia saudita, considerata serva degli Stati Uniti. Il tutto si può legare alla visita di Donald Trump nella capitale saudita Riyad, avvenuta a fine maggio. Questa ha portato al riconoscimento della leadership regionale dell’Arabia Saudita da parte del presidente Usa. È quindi davvero impossibile scollegare gli attentati di Teheran con quanto sta accadendo in Medio Oriente. Va infatti detto che, proprio in seguito all’incontro di Riyad, ben sei Paesi arabi hanno interrotto le relazioni con il Qatar, accusato di fiancheggiare il terrorismo:  Arabia Saudita, Emirati Arabi, Bahrein, Egitto, Mauritania e Yemen. In realtà però, come spiegato da Paolo Magri, direttore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), in un’intervista rilasciata a Ilfattoquotidiano.it, la vera motivazione dell’isolamento qatariota  è un’altra. Infatti lo schieramento guidato dai sauditi non gradisce la politica non totalmente anti-iraniana. È l’Iran dunque il vero ago del bilancia.

Ciò che induce a riflettere è però anche il fatto che gli estremisti religiosi non avevano mai colpito, fino a mercoledì, la repubblica islamica. Le cose però sembrano essere cambiate principalmente per un motivo: l’Iran è in prima linea nella lotta all’Isis sia in Iraq che In Siria. E il fronte siriano è, senza alcun dubbio uno dei più caldi, con le milizie filo-iraniane in prima fila contro i guerriglieri di al-Baghdadi e a sostegno del presidente siriano Bashar al-Assad. Il rischio può essere quello di un inasprimento dei rapporti già tesissimi tra Riyad e Teheran, ma in generale tra sunniti e sciiti. Anche perché non va dimenticato che siamo in periodo di Ramadan, mese sacro dell’Islam durante il quale i jihadisti cercano colpire il più possibile.

E gli Stati Uniti? Nel già citato incontro di Riyad, Donald Trump aveva invitato i musulmani a unirsi contro il terrorismo e a sconfiggere il loro nemico interno.  A colpire sono però le parole rilasciate dopo gli attentati di ieri e riportate dall’Ansa: «Gli stati che sponsorizzano il terrorismo rischiano di cadere vittima del male che promuovono». Immediata la replica di Teheran. Il ministro degli Esteri ha definito, con un tweet, queste accuse ripugnanti. L’obiettivo del presidente Usa sembra essere quello di isolare l’Iran. Una rottura totale con l’approccio dialogante di Barack Obama, che vedeva nel governo guidato da Rohani un interlocutore importante anche nella lotta all’Isis. La mappa delle relazioni internazionali potrebbe però essere destinata a mutare. Una mappa del terrore.

 

di Gianpiero Farina

 





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