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POLITICA

 

26-06-2017

Teatro degli errori. Gaffe e strafalcioni dei politici italiani

Da Berlusconi, passando per Di Maio, fino alla Santanchè


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Quella del politico, si sa, è una professione privilegiata. Certo, vige naturalmente il principio secondo cui da grandi poteri derivino grandi responsabilità. Tra le tante quella di informare i cittadini. Peccato però che talvolta la telecamera faccia brutti scherzi: non si può certo dire che i politici italiani siano immuni dal virus dello strafalcione. A darne prova, la deputata di Forza Italia Daniela Santanchè nel corso della maratona elettorale su La7 di ieri, domenica 25 giugno. Durante un collegamento, la parlamentare ha fatto un elenco delle città in cui il centrodestra era in vantaggio nei ballottaggi, inserendo tra le altre Trapani, o meglio Trapano, stando al lapsus della deputata. A far sorridere, non solo l’errore sulla desinenza della provincia siciliana, ma il reale contesto politico, dato che l’unico candidato del centrodestra di Trapani, Girolamo Fazio, ha rinunciato alla sfida.

 

Ma la Santanchè non è la sola a essersi resa protagonista di uscite fuori luogo. A farle buona compagnia l’allora  ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Maria Stella Gelmini. Nel 2011 l’ex ministro ha commentato a modo suo la notizia del superamento del limite della velocità della luce. Ormai celebre la sua allusione alla costruzione di un tunnel lungo 732 chilometri tra il Cern di Ginevra e i laboratori del Gran Sasso. Peccato che il tunnel a cui i ricercatori facevano riferimento fosse quello nel quale circolano i protoni, dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso. Tra le altre, si ricorda poi la gaffe dell’ex ministro del Welfare Elsa Fornero. Decisamente singolare il suo appello ai giovani in cerca di lavoro: «Non bisogna essere schizzinosi bensì accettare la prima offerta, smettendola di aspettare il posto ideale». Queste le parole proferite dall’allora ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha poi tentato invano di porvi rimedio. Sostenendo di non aver mai dato degli schizzinosi ai giovani italiani ma di aver fatto soltanto riferimento alla situazione delicata del paese, la Fornero ha provato a salvarsi in calcio d’angolo, ma la frittata era ormai fatta.

 

Ma indietro non si torna. Ne sa qualcosa Luigi di Maio, vicepresidente della Camera. Nel settembre 2016, il deputato del Movimento 5 Stelle è intervenuto sulla propria pagina Facebook scagliandosi contro l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi. Nel suddetto post Di Maio ha fatto riferimento all’arroganza con cui Renzi si è imposto sulla scena politica, attuando un paragone con il regime di Pinochet in Venezuela. Sfortuna vuole che, Pinochet esercitò sì una politica dittatoriale, ma in Cile. La gaffe non è ovviamente sfuggita agli occhi attenti dei frequentatori dei social, che prontamente hanno fatto notare al pentastellato, chi più chi meno delicatamente, il clamoroso strafalcione. Ma Di Maio non è nuovo a episodi di questo genere: «se voglio dirle qualcosa la telefono». Queste le sue parole proferite a Politics a proposito di Virginia Raggi. Colpevole di recidività dunque il vicepresidente della Camera, sebbene la grammatica naif sia decisamente più perdonabile.

 

A scatenare l’ilarità del web ci ha pensato poi, nel gennaio 2016, il vicepresidente del Senato della Repubblica Maurizio Gasparri. Ormai celebre infatti, è il commento di Gasparri su un meme che ritraeva un presunto rapinatore d’origine balcanica con alle spalle oltre 50 furti nel Nord-Est. Fin qui niente di strano. D’altronde le partecipazioni attive dei politici italiani sui social sono all’ordine del giorno. Tutto normale dunque, se non fosse stato che il volto ritratto nel post fosse quello di Jim Morriosn, storico leader della band The Doors. Gasparri ha sentenziato con un tanto retorico quanto esilarante «Vergogna» prendendo sul serio il post chiaramente scherzoso e scatenando l’ironia del popolo di Twitter. E come non tirare in ballo Silvio Berlusconi? Memore e ormai consegnata ai posteri, la gaffe commessa ripercorrendo la storia di Roma, attribuendone le origini a «Romolo e Remolo». Il tutto, nel corso del vertice Nato-Russia a Pratica di Mare (località a sud di Roma) del 28 maggio 2002 alla presenza di illustri ospiti, Vladimir Putin tra gli altri.  Ma l’ex Premier negli anni ha messo su una vasta carrellata di gaffe. Duellando con Bertinotti sull’antifascismo a Porta a Porta (era il 2000), espresse il desiderio di incontrare il padre dei fratelli Cervi, partigiani arrestati e poi giustiziati dai fascisti, «a cui va tutta la mia ammirazione». Unico inconveniente: il soggetto in questione era morto trent’anni prima, ultranovantenne. Insomma, i politici italiani possono questo e altro, dal riportare in vita personaggi morti da tempo al teletrasporto. Dopotutto se non si ride, non è politica.

 

Video: Il primato Nazionale

 

di Stefano Ferrera

 







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