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SPORT

 

04-10-2017

Piqué vs Spagna: calcio sì, politica no

Dopo gli eventi di domenica, il difensore del Barcellona torna sulla questione referendum presentandosi in conferenza stampa


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La nazionale spagnola torna a prepararsi per le qualificazioni mondiali. Tra i convocati compare anche Geràrd Piqué, protagonista indiscusso degli ultimi giorni, insieme a tutti coloro che hanno votato per l’indipendenza della Catalogna. Il difensore del Barcellona, contro ogni aspettativa, ha deciso di presentarsi in conferenza stampa e rispondere ad ogni questione riguardante la sua condizione, in un periodo per lui poco sereno.

 

Occorre fare chiarezza sulla situazione. Dopo mesi di campagne a favore dell’indipendenza, domenica scorsa, in Catalogna, è andato in scena il referendum per staccarsi o meno dalla Spagna. I residenti nella regione meridionale spagnola hanno dovuto rispondere alla domanda: "Vuoi che la Catalogna diventi uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?". Stando ai dati riportati dal governo catalano, il 90% dei votanti ha risposto Sì. A votare si sono presentati 2.2 milioni di persone, su un totale di 5.3: troppo poco per ottenere il quorum. Il problema qual è? È che 391 seggi sono stati chiusi con la forza dalla polizia di Stato e dalla Guardia Civìl, seggi che avrebbero potuto assicurare la legittimità del referendum. L’azione della polizia ha generato perciò le proteste dei votanti, i quali, rivendicando il loro diritto di voto, hanno dato luogo a scontri che hanno portato al raggiungimento di 800 feriti. Alle accuse della Catalogna di ingiustizia da parte dello Stato, Madrid ha risposto con le dichiarazioni del premier Rajoy: «Non c'è stato un referendum per l'auto determinazione della Catalogna. Il voto è una messa in scena». Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Commissione Europea Juncker invitando «tutti gli attori rilevanti a muoversi rapidamente dallo scontro verso il dialogo».

 

In questo clima teso, il calcio comunque non si è fermato. La scorsa domenica pomeriggio in programma c’era Barcellona-Las Palmas, partita della prima divisione spagnola (Liga). Nonostante la situazione e le richieste di annullamento, la gara è stata comunque disputata al Camp Nou, stadio principale di Barcellona e casa dell’omonima squadra, ma a porte chiuse. Alla fine della gara, ai microfoni dei giornalisti, è intervenuto il difensore dei blaugrana e accanito sostenitore dell’indipendenza catalana Piqué. A conoscenza degli esiti degli scontri tenutisi prima e durante la gara, il difensore non è riuscito a trattenere l’emozione, ed è scoppiato in lacrime, adirato dalle azioni della Guardia Civìl e della polizia. Il giocatore ha anche dichiarato: «Se per la Federcalcio o qualcun altro sono un problema farò un passo indietro e mi ritirerò dalla Nazionale prima del Mondiale».

 

A distanza di tre giorni, in vista del ritiro della nazionale, il numero 3 del Barcellona ha deciso di presentarsi in conferenza stampa e tornare sull’accaduto. Innanzitutto ha voluto prendersi le proprie responsabilità affermando: «Mi dispiace moltissimo per i miei compagni. Per colpa mia sono subissati di domande su di me e non mi sembra giusto». Poi per quanto riguarda la nazionale, ha ritrattato lo sfogo di domenica dicendo: «Ho pensato di lasciare la nazionale, ma ho deciso che era meglio restare e provare a girare la situazione. È una sfida complicata, ma se me ne andassi ora darei ragione a quella minoranza che fischia e insulta. Questa squadra è come una famiglia per me». In base al referendum si è espresso con una metafora “ di famiglia”: «La Spagna e la Catalogna sono come padre e figlio dove il figlio ha 18 anni e chiede di andare via di casa». In conclusione, la diatriba Spagna-Catalogna riporta alla mente el Clasico tra Real Madrid e Barcellona, le due squadre più importanti di Spagna. A tal proposito, spesso si è parlato di un rapporto burrascoso proprio tra Piqué, pilastro del Barcellona, e Sergio Ramos, capitano del Real Madrid che avrebbe creato divisioni nello spogliatoio della nazionale. All’ennesimo accenno sulla questione, il difensore ha risposto così: «Il rapporto con Sergio è fenomenale: andiamo talmente d’accordo che stiamo per aprire un’attività economica insieme». Insomma, anche se a livello politico la Spagna non sta vivendo un gran momento, almeno a livello calcistico può tirare un sospiro di sollievo.  

di Valerio Marcangeli

 

 





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