Permesso retribuito per curare il cane: diritto riconosciuto per la prima volta in Italia Succede a Roma. Soddisfatto il presidente della Lega Anti Vivisezione Gianluigi Felicetti - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

12-10-2017

Permesso retribuito per curare il cane: diritto riconosciuto per la prima volta in Italia

Succede a Roma. Soddisfatto il presidente della Lega Anti Vivisezione Gianluigi Felicetti


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Non è stato solo l’amore per il suo cane a spingere Anna, bibliotecaria dell’Università di Roma La Sapienza, a intraprendere una battaglia per vedersi riconosciuto un diritto, ma anche una necessità. La donna infatti ha chiesto due giorni di permesso retribuiti per assistere il suo cane, operato per una paralisi alla laringe, non potendo delegarne la cura a nessun altro, vivendo sola. La dipendente, alla richiesta di motivare la sua domanda di permesso, ha affermato di doversi occupare di un grave problema personale e familiare.

 

Inizialmente il permesso non le era stato concesso: non c’erano mai stati precedenti per l’assistenza di animali domestici. La donna ha deciso allora di contattare il presidente della Lav (Lega Anti Vivisezione) Gianluigi Felicetti che, assistendola con i dovuti supporti giuridici, è riuscito a far concedere alla donna il permesso retribuito, riconoscendolo come un diritto (lotta per cui l’associazione è attiva già da tempo). Il presidente infatti ha rintracciato la sentenza della Cassazione n° 34192 di dicembre 2016, in cui si stabilisce che la mancata cura di un animale configura reato di maltrattamento e di abbandono, peraltro condannato dalla Legge 727 del Codice Civile. L’Università allora, ricevuta la documentazione, tra cui il certificato medico del cane, ha concesso per la prima volta in Italia la possibilità di ottenere un permesso retribuito per l’assistenza di un animale domestico.

 

Il presidente della Lav è molto soddisfatto del risultato ottenuto: «Ora, con le dovute certificazioni medico-veterinarie, chi si troverà nella stessa situazione potrà citare questo importante precedente. Un altro significativo passo in avanti che prende atto di come gli animali non tenuti a fini di lucro o di produzione sono a tutti gli effetti componenti della famiglia. È un altro passo avanti verso un'organica riforma del Codice Civile che speriamo il prossimo Governo e il prossimo Parlamento avranno il coraggio di fare» (Ansa).

di Francesca Splendori

 





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