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POLITICA

 

14-12-2017

Biotestamento: legge ‘mortifera’ o ‘civilizzatrice’?

I radicali pensano ora al prossimo passo: eutanasia e suicidio assistito


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Il biotestamento è legge. Con 180 sì (Pd, M5s, Ala,  Mdp, Si), 71 contrari (Lega Nord, Fi) e 6 astenuti, Palazzo Madama ha approvato il provvedimento.  Tra le principali novità del biotestamento, il paziente deve essere informato delle cure terapeutiche a lui destinate e può concordare con il medico un trattamento sanitario valido anche nel caso di un’eventuale sua perdita della capacità di intendere e di volere. Nessuna cura può iniziare o essere portata avanti senza consenso e informazione del paziente. In previsione di una futura perdita della capacità di autodeterminarsi, il malato può esprimere, attraverso le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), le proprie preferenze in materia di cure sanitarie, nutrizione e idratazione artificiali comprese. Le Dat (ad ogni modo revocabili e modificabili dal malato) sono vincolanti per il medico, che dunque è esente da qualsiasi responsabilità civile o penale. Il medico può fare obiezione di coscienza, ma la struttura sanitaria che cura il paziente deve rispettare le sue volontà. Il malato può incaricare una persona di fiducia di vigilare sul rispetto delle sue Dat.

 

Con il biotestamento, «ora siamo un Paese più civile», ha commentato su Facebook il radicale Marco Cappato. Che  già pensa, insieme a Emma Bonino, e con le parole di quest’ultima, al prossimo passo: «Il diritto di scegliere una morte nella piena dignità della persona per vivere liberi fino alla fine» con la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Il biotestamento non introduce, infatti, questi ultimi, che sono il prossimo dichiarato obiettivo dell’associazione di promozione sociale Luca Coscioni, soggetto costituente del Partito Radicale, che commenta in una nota: «Il Parlamento italiano ha trasformato in legge ciò che la giurisprudenza aveva gradualmente negli ultimi anni riconosciuto, grazie alle lotte di Piero Welby, Beppino Englaro, Giovanni Nuvoli, Paolo Ravasin, Max Fanelli, Dominique Velati, Walter Piludu, Davide Trentini, Fabiano Antoniani e altri malati che hanno deciso di non subire una condizione divenuta di tortura. Fatto il biotestamento, il nostro obiettivo per la prossima legislatura è quello di consentire libertà di scelta anche a quei malati che - pur sottoposti a sofferenze insopportabili e malattie irreversibili - non sono “attaccati a una macchina” e non hanno terapie vitali da poter sospendere. Per loro, l’unica possibilità di interrompere una condizione di tortura è quella della legalizzazione dell’eutanasia».

 

A mal reagire all’approvazione del biotestamento, tra gli altri, il presidente di ProVita Onlus Toni Brandi, che in una nota ha definito la legge «mortifera e nazista». Secondo Brandi, con la legge sul biotestamento, che a suo dire «obbliga i medici a uccidere e considera la morte un bene e la vita un male», il Parlamento avrebbe di fatto già «legalizzato l’eutanasia in Italia».  Ma, ricorda minaccioso Brandi, il giorno delle prossime elezioni politiche si avvicina: «Ricorderemo bene quali sono i personaggi politici e i “partiti della morte” che hanno voluto o acconsentito a questa abiezione (Pd, M5s, Ala, Mdp, Si-Sel, ndr)». Giudizio negativo anche dalla Conferenza Episcopale Italiana: «La legge è fragile e preoccupante: presentata come una grande conquista di libertà civile, limita in realtà fortemente la libertà» (Adnkronos). 

di Vittoria Montesano
 





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